Storia di Francia

Storia di Francia. Primo appuntamento: Gilles de Rais, quattrocento di sangue.

“Io sono una di quelle persone per cui tutto ciò che è legato alla morte e alla sofferenza è fonte di un’attrazione dolce e misteriosa, una forza terribile che spinge verso il basso. Io ho fatto quello che altri uomini si limitano a sognare. Sono il vostro incubo.”

Nella Francia del Quattrocento, viveva un nobile, signore di un importante feudo, che ricoprì la più prestigiosa carica militare. Un uomo che aveva le carte in regola per diventare una personalità di spicco del Tardo Medioevo. Invece, quest’uomo si macchiò di crimini orribili che fecero di lui la personificazione del demonio, tanto da gettare nel panico un’intera popolazione.

Quell’uomo era Gilles de Montmorency-Laval, Maresciallo di Francia e liberatore d’Orléans, signore del feudo di Rais. Tutti conoscevano la sua crudeltà in battaglia, presto si accorsero di quanto fosse crudele anche al di fuori.

Nato nel 1404 a Champtocé, egli fu un bambino spietato, violento e inetto, rimasto presto orfano e cresciuto dal nonno materno, il barone di Rais Jean de Craòn, che lo allevò in modo che si sentisse superiore a tutti, perfino alla legge. Con un nonno brutale, prepotente, astuto e senza scrupoli, Gilles diventò un ragazzino dal temperamento spavaldo e temerario, incline alla guerra, ma privo delle doti necessarie a governare un feudo. Sposò, con la forza e la violenza, la cugina Catherine de Thouars, dopo diverse trattative con altre fanciulle, le cui famiglie rifiutarono di dare in sposa le loro figlie a un ragazzo di tale fatta.

Durante la guerra dei Cent’anni, nel 1429, combatté al fianco di Giovanna d’Arco, conquistando Orleans ma, a differenza di Giovanna, lui combatteva solo per brama di fama e potere. Tuttavia, ammirava la sua compagna d’armi e la sosteneva, tanto che Giovanna fu l’unica persona in grado di tirare fuori qualcosa di buono in lui. Dopo la vittoria, partecipò all’incoronazione di Carlo III di Valois, che lo nominò, all’età di venticinque anni, Maresciallo di Francia, la più alta carica militare.

Tuttavia, dopo la guerra e la conquista di Parigi, il suo protettore, il potente ciambellano di Francia Georges de la Trémouille et Saint-Hermine, cadde in disgrazia e Gilles ne subì il contraccolpo. Il nuovo ciambellano lo allontanò da corte, non lasciandogli altra scelta che rifugiarsi nel suo feudo. Ormai era solo: il nonno era morto e la moglie, che viveva in un’altra parte del feudo, non voleva avere nulla a che fare con lui. Con una vita di lusso e sprechi, sperperò presto tutto il suo patrimonio. Senza più ingaggi alle armi che gli procuravano le entrate, si trasformò in un brigante che combatteva solo per difendere la sua terra e per saccheggiare.

Soprattutto, capì quanto piacere gli procurassero le stragi di civili, i villaggi in fiamme e i saccheggi. La sua perversa natura, che fino a quel momento era stata placata e sfogata in guerra, esplose in tutta la sua malvagità. Provava un immenso piacere nel torturare, sbudellare e smembrare corpi, tanto che allestì una vera e propria stanza delle torture nel suo castello di Champtocé. Poi affidò a due uomini fidati il compito di viaggiare per il feudo alla ricerca dei ragazzi più belli, di un’età tra gli otto e i quattordici anni. Con la prospettiva di una vita migliore al servizio del loro signore, i due convincevano i genitori dei fanciulli a lasciarglieli portare al castello, dal quale, però, non facevano più ritorno; in altri casi, li rapivano quando li trovavano soli. Arrivò a un numero esorbitante di omicidi: oltre centocinquanta furono i crimini di cui si macchiò in otto anni.

Il 18 settembre 1440, all’età di trentasei anni, fu processato e poco più di un mese dopo, il 23 ottobre, fu scomunicato e condannato a morte per impiccagione, il corpo bruciato sul rogo

Gilles de Rais – che ispirò il personaggio di Barbablù di Perrault – fu un terribile e astuto narcisista, divenuto tale, probabilmente, a causa dell’aridità affettiva che caratterizzò la sua infanzia e del modo in cui fu cresciuto dal nonno che, di certo, non fu per lui un esempio di virtù e che gli aveva insegnato solo una cosa: a prendersi ciò che voleva, quando voleva e senza preoccuparsi di niente e nessuno.

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