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I castelli medievali: un breve excursus storico

Chi non ha mai visitato un castello medievale? Tutti ci siamo passati, almeno una volta, in un castello. Per gli appassionati di Storia, sono tra le strutture più affascinanti che esistano perché sono la prova concreta di un passato lontano. Certo, nella maggior parte dei casi, quando entriamo in un castello di origine medievale non troviamo più ciò che avremmo visto nel momento in cui è stato costruito, a causa dei rimaneggiamenti delle epoche successive. Tuttavia, il fascino medievale aleggia e persiste dentro e fuori da quelle mura e noi non possiamo che esserne attratti. Con questo articolo, spero di darvi qualche piccola nozione in più per comprendere questi affascinanti edifici.

Le prime fortezze indicate come castelli di prima generazione comparvero nel V secolo, diverse per natura e dimensioni. Vi erano fortini militari posti sulla rete viaria più importante e dotati di recinti difensivi in muratura con torre e due o tre edifici; fortezze con funzione di rifugio a uso civile e militare sulle importanti vie di comunicazione, dotate di apparati difensivi complessi e torri, costruiti con pietra e contenenti case di legno; grandi fortezze con funzioni amministrative e religiose con difese in muratura, con chiese e grandi edifici, costruite dall’autorità pubblica per ospitare presidi militari e con prerogative giuridiche di tipo urbano.

Castello di Fenis (AO)

La costruzione delle fortezze si intensificò, però, nel X secolo, a opera dei Franchi, in quel fenomeno che viene chiamato incastellamento. Da quel momento, nel contado, le fortificazioni iniziarono a essere costruite da signori, ecclesiastici e laici che agivano in modo autonomo dal potere centrale, che era in forte crisi. A differenza del periodo precedente, in cui era l’autorità pubblica a provvedere alla costruzione di fortezze, ora erano i privati a erigere castelli, inizialmente, per ragioni di insicurezza interna, dovuta al collasso del potere centrale. Si trattava, pertanto, di fortezze costruite allo scopo di difendersi, spesso accanto a chiese già esistenti, in quanto voluti da ecclesiastici a difesa del loro territorio. Solo successivamente e molto lentamente divennero centri stabili di una signoria, ossia centri di territori entro i quali i detentori potevano esercitare il diritto di dominio sugli abitanti. Queste fortificazioni sorsero preferibilmente in posizioni elevate e difficili da raggiungere che permettevano il dominio sul terreno circostante; quando non era possibile usare le alture come strumento difensivo, si costruiva vicino a fiumi e laghi. I castelli erano, inizialmente, circondati da fossati e palizzate in legno, con un camminamento di ronda e muniti di almeno una torre. Dal X secolo, queste fortificazioni furono affiancate da quelle in muratura. Tuttavia, in Italia all’inizio del X secolo solo pochi castelli erano muniti di torri, la maggior parte ne era sprovvisto, così come non era sprovvisto di fortificazioni in muratura. Inoltre, vi erano torri senza castelli, a volte anche con funzione residenziali.

Rocca d’Olgisio (PC)

Come si presentava un castello durante il X e XI secolo? In sostanza, era un villaggio fortificato: in una superficie tra i mille e i quindicimila metri quadrati, circondata da fossato, terrapieno e palizzata o muro (più avanti, si dotarono di ponti mobili, parapetti e cammini di ronda) vi era un insieme di case uguali a quelle che si potevano trovare nelle città, terreni fabbricabili, pascoli, vigne e orti. Verso la metà del XII secolo, venne introdotto (soprattutto in occasione del passaggio da un detentore a un altro) anche il dongione, una specie di castello nel castello, ossia una struttura sopraelevata all’interno della prima cerchia del castello, che conteneva il palazzo residenziale (anche se non sempre presente) del signore e il torrione. Il palatium castri era l’edificio in cui viveva il signore del castello e che, quindi, forniva un’adeguata sicurezza e le comodità per una vita dignitosa. Accanto al palazzo, vi era il torrione alto a sufficienza per permettere al signore di dominare sul territorio circostante e solido per diventare uno strumento di guerra. Dall’alto della torre magna, infatti, si poteva reagire a un attacco con il tiro piombante (ossia la caduta di liquidi bollenti o di pietre e laterizi) e riusciva a resistere ai colpi delle macchine da lancio del nemico, almeno nei casi in cui l’esercito nemico era ridotto o scarsamente equipaggiato. In alcuni casi, il torrione era abitabile, almeno quelli quadrangolari con lati da sette/otto metri (e se dotati di illuminazione sufficiente, camini e latrine), mentre quelli più stretti avevano funzioni di avvistamento e di ostentazione del potere. Ciò avveniva, di solito, nei castelli sprovvisti di un palazzo confortevole, perché nel caso contrario la torre fungeva da rifugio di emergenza.

Torre del castello di Rivalta (PC)

In alcune zone, però, dal XI secolo, le condizioni di sicurezza migliorarono e vi fu un costante incremento demografico che portarono la popolazione a lasciare i castelli e a spostarsi nei borghi sorti fuori dalle mura. In questi casi, i castelli divennero castelli deposito, nei quali gli abitanti potevano o dovevano immagazzinare i prodotti come vino, cereali, pane e legumi. Un esempio di questo tipo si trovava a Venegono (Varese) dove il castello deposito era un grande recinto murato con cammino di ronda, casette e magazzini dominati da un torrione centrale. La popolazione vedeva la possibilità di stipare i prodotti nel castello come un diritto, ma per il signore locale era un modo per mantenere efficiente la fortificazione e uno strumento di controllo, fonte di possibili ricatti.

Vi erano, poi, i castelli rifugio delle popolazioni rurali, chiamati ricetti, che fungevano da fortificazioni di rifugio provvisorio. Un esempio è il ricetto di Candelo, formato da un quadrilatero circondato da un recinto in muratura con merlatura, cammino di ronda e quattro torri angolari; lungo cinque strade tagliate da una longitudinale (alle quali si accede tramite ponte levatoio), vi sono centocinquantasette casette a due piani in muratura.

Alcuni castelli, invece, nacquero nei pressi delle città a scopo difensivo. In certi casi, infatti, si ritenne più proficuo per alcune città, creare dei ridotti recinti fortificati piuttosto che erigere e mantenere in funzione le mura attorno al centro urbano. Questo tipo di fortificazione, detta suburbana, consisteva in un recinto meno ampio rispetto all’area urbana, ma sufficientemente grande da ospitare l’intera popolazione; era situato in una posizione elevata adatta alla difesa e conteneva case di abitazione da occupare in caso di bisogno. Al contrario, poi, alcuni castelli diedero origine a città minori. È questo il caso, ad esempio, di Monza, Biella o Bassano del Grappa. All’interno delle città, invece, non si trovavano castelli, ma torri private urbane, costruite a fine difensivo e di ostentazione del prestigio e del potere.

Con il passare del tempo, il termine castello ha abbandonato il significato di villaggio fortificato, per indicare solo la parte contenente gli edifici signorili e, in generale, il complesso torre-palazzo. Nel corso del XV secolo, poi, il progresso dell’artiglieria fece apparire desuete le fortificazioni dei periodi precedenti: la superiorità difensiva che l’incastellamento aveva favorito venne così meno, decretando il tramonto del fenomeno.

Rocca d’Angera (VA)

2 pensieri su “I castelli medievali: un breve excursus storico”

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