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“La cripta di Venezia” di Matteo Strukul. Review party

Sono passati tre anni dagli ultimi sanguinosi avvenimenti che hanno sconvolto Venezia e Antonio Canal è sicuro di essersi lasciato Olaf Teufel e i suoi crimini alle spalle. Almeno fino a quando, nella cripta della chiesa di San Zaccaria, viene trovata la giovane Mocenigo orribilmente uccisa. Il doge, ormai morente, chiederà nuovamente all’artista di indagare sull’evento. Inizia così l’ultimo capitolo della saga che Matteo Strukul ha dedicato al brillante pittore veneziano Canaletto, “La cripta di Venezia”, edito da Newton Compton Editori.

La narrazione prende avvio tre anni dopo gli eventi de “Il ponte dei delitti di Venezia” e vede protagonista un Canaletto fiaccato da quegli eventi; un uomo stanco, senza scopo, rallentato nel lavoro, privo delle energie mentali per affrontare la vita. Sarà proprio la nuova indagine, e l’incontro con l’artista Giulia Lama, a dare al pittore una nuova linfa vitale. Con il procedere delle indagini, infatti, Canaletto sembra ritrovare anche sé stesso, in una crescita che lo condurrà a nuovi orizzonti. Insieme a lui, poi, ancora una volta, troviamo Owen McSwiney, Joseph Smith e Isaac Liebermann.

Ma vera protagonista di questo romanzo è Venezia, di cui l’autore celebra l’arte e la Storia, attraverso gli occhi di uno dei suoi più grandi artisti. Con maestria, Strukul ci conduce nelle viscere della città lagunare, mostrandocela da un punto di vista inusuale, quello sotterraneo, da cui ci fa vedere pregi e difetti della Serenissima. La trama di finzione è perfettamente incastrata nella solida cornice storica della millenaria Repubblica: la storia di Venezia si intreccia a quella dei suoi domini, dando vita a una vicenda appassionante e dal ritmo frenetico, che tiene letteralmente incollati alle pagine.

Oltre a quello di Canaletto, pregevoli sono i personaggi femminili agli antipodi, entrambi realmente esistiti. Da una parte Orsoloya Estherazy, indomabile, crudele, astuta e raffinata baronessa balcanica; dall’altra, Giulia Lama, una pittrice coraggiosa e libera, che con grande dignità affronta la vita di emarginata. Attraverso il suo personaggio, l’autore esplora il tema del pregiudizio verso le donne artiste e le ingiustizie nei confronti dell’universo femminile.

La cripta di Venezia” è una lettura molto scorrevole, in cui le pagine si divorano in un batter d’occhio e nella quale si mescolano arte, vendetta, sangue, macabri rituali e teorie mediche. È il degno finale di una saga appassionante che celebra la città più bella del mondo e uno dei suoi più grandi artisti.

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