Luoghi della Storia

I luoghi della Storia: la rocca di Gradara.

Sul confine tra Marche ed Emilia-Romagna, tra il mar Adriatico e le colline, c’è un maestoso castello, circondato da mura possenti. Fiera e splendente, la Rocca di Gradara ci riporta indietro nel tempo e ci racconta tutta la Storia che è passata tra le sue sale. E che Storia… Dopo aver passeggiato sulle mura merlate, immaginando il volo dei falchi addestrati, le ronde delle guardie, quasi sentendo il battere dei loro passi sul legno, attraversiamo il ponte levatoio ed entriamo in un elegante cortile. Iniziamo, così, a narrare il passato di questo luogo straordinario. Qui, Francesca da Rimini trovò la morte, insieme all’amato Paolo, per mano del marito Giovanni. Qui, Isotta degli Atti frequentò la corte dell’amante Sigismondo Malatesta, che la amava profondamente e la trattava al pari di una consorte legittima. Qui, arrivò una giovane Lucrezia Borgia, quando sposò in prime nozze Giovanni Sforza, e vi ritornò da adulta, per una notte di sosta lungo il tragitto che l’avrebbe condotta al suo ultimo matrimonio, quello con Alfonso d’Este. Tra queste mura passarono Bianca Maria Visconti e il marito Francesco Sforza, Cesare Borgia, papa Paolo III Farnese, Francesco Maria della Rovere… Insomma, in questo castello passò tanto Medioevo e Rinascimento. Ma andiamo con ordine.

La costruzione della rocca fu iniziata da Giovanni Malatesta da Verrucchio, nella seconda metà del XIII secolo. Giovanni aveva cinque figli, tra i quali i due che Dante ricordò nella Commedia: il brutto e zoppo Giovanni, detto Gianciotto, e il bello e affascinante Paolo. Il primo era podestà di Pesaro ed era sposato con la bella Francesca da Rimini. Per legge, i podestà non potevano tenere con sé, presso la podestaria, le mogli e i figli, così Francesca viveva nella rocca. E qui lei si incontrava, in segreto, con il suo grande amore, Paolo, il fratello di suo marito. Finché Giaciotto li scoprì e, proprio in una sala di questo castello, li uccise entrambi, si pensa, tra il 1285 e il 1289. Una leggenda narra che, nelle notti di plenilunio, il fantasma della povera Francesca cammini senza pace per i cammini di ronda e sulle torri.

Si susseguirono altre generazioni di questa famiglia e, nel 1424, quando il signore era Galeazzo Malatesta, della rocca si impadronirono le truppe milanesi di Filippo Maria Visconti (entrate senza forza grazie all’ingenuità di Galeazzo,), che la saccheggiarono e devastarono. Cinque anni più tardi, però, papa Eugenio IV ne prese il possesso e la concesse ai Malatesta di Rimini. E fu allora che, tra le sue mura, arrivò un altro grande amore. Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, valente condottiero e grande mecenate, fece, infatti, di Gradara una corte magnifica, nella quale portò l’amata Isotta degli Atti. Non era la moglie legittima (ne ebbe due), ma l’unica donna che amava e che trattava come consorte. Un amore e una situazione più unici che rari, all’epoca.

Fu proprio in occasione di un grandioso festeggiamento presso questa corte, tra cibi sontuosi, abiti sfarzosi e musici, che arrivarono nella rocca Bianca Maria Visconti e il marito Francesco Sforza, futuro duca di Milano. Era il 1442 e la coppia, sposata solo da qualche mese, si innamorò di quel castello, tanto che il condottiero decise che doveva essere suo. Nel frattempo, Galeazzo Maletesta, colui al quale il papa aveva sottratto la rocca, ne aveva riconquistato la proprietà con le armi e nel 1445 la vendette proprio allo Sforza, per ventitré mila fiorini. Ma Sigismondo non volle cedere e lo Sforza, l’anno successivo, la prese d’assedio. Gradara resistette con tenacia per quaranta giorni e vinse. La rocca rimase nelle mani di Sigismondo. Un paio di decenni più tardi, però, le cose non andarono altrettanto bene al Malatesta, scomunicato da papa Pio II Piccolomini. Nel 1463, la rocca venne, infatti, assediata di nuovo da parte delle truppe di Federico da Montefeltro, alleato del papa, che la conquistò e la consegnò agli Sforza di Pesaro. Si chiuse, così, il periodo malatestiano del castello.

Giovanni Sforza amava Gradara e seppe farsi amare dai suoi abitanti. Nel 1493 sposò la giovane Lucrezia Borgia, figlia del nuovo papa Alessandro VI, e per lei fece del castello una dimora principesca e accogliente, facendo costruire un elegante loggiato e un grande scalone di marmo. Chissà cosa pensò la piccola Lucrezia di tredici anni, con i suoi lunghi capelli biondi e gli occhi celesti, di questo castello immerso nel verde, da cui poteva vedere il mare, ma lontano da Roma? Per lei, il marito aveva fatto preparare la stanza d’angolo nord-ovest, dove ancora si può vedere la sua saletta affrescata da Giovanni Santi, il padre di Raffaello. Ma Lucrezia non restò molto a Gradara, perché quattro anni più tardi il matrimonio con lo Sforza venne sciolto dal papa, che non aveva più interesse a un’alleanza con lui. Tuttavia, nel 1502 Lucrezia, ormai adulta, tornò nel castello per una notte di sosta nel tragitto verso Ferrara, dove stava andando a sposare Alfonso d’Este. In quel momento la rocca era di proprietà del fratello, il temibile Cesare Borgia, duca di Romagna. Chissà, se quella notte, anche il Valentino dormì tra queste mura…

Dopo la caduta del Borgia e un breve ritorno degli Sforza, Gradara venne concessa da papa Giulio II a suo nipote Francesco Maria della Rovere, signore di Urbino, la cui famiglia legò il suo nome al castello per circa un secolo e mezzo. Vi soggiornò anche papa Paolo III Farnese (fratello di Giulia Farnese, la celebre amante di papa Borgia), in occasione di una visita che fece alla nipote Vittoria, moglie di Guidobaldo, e officiò la messa nella piccola cappella del castello.

Nella seconda metà del Seicento, dopo la morte di Francesco Maria II, la rocca tornò in mano al papato che la concesse a diversi signori nel tempo.

Insomma, visitare la rocca di Gradara è come fare un viaggio straordinario tra Medioevo e Rinascimento, immaginando assedi, banchetti e balli.  Ci sembra quasi di vedere la giovane Lucrezia seduta accanto alla finestra, intenta a guardare il cielo; di sentire Paolo Malatesta sussurrare parole d’amore alla sua Francesca, i passi pesanti di Cesare Borgia o il Te deum recitato da Paolo III. Se amate la Storia, non potete non passeggiare tra le sale della rocca di Gradara, lasciandovi trasportare delle voci del passato.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.