
Passeggiando per le città e i borghi medievali, possiamo ancora osservare palazzi che ospitarono le sedi dei governi cittadini, come nella bellissima piazza Grande di Gubbio. Ma cosa rappresentano quegli edifici? Cosa avremmo trovato in epoca comunale in quei luoghi? Cosa possiamo capire della città medievale osservando le nostre città di oggi? Proviamo a scoprirlo.
Se l’alto Medioevo aveva visto la decadenza delle città, in quanto il fulcro del potere e dell’economia era rinchiuso all’interno di monasteri, castelli feudali e corte imperiale, fu nel Basso Medioevo che le città vissero una rinascita, causata dalla rinnovata funzione dei mercanti e del mercato che ne fecero il nuovo centro economico della società, grazie alla produzione e allo scambio delle merci. Il grande sviluppo economico, demografico e culturale che ne derivò ebbe, come primo effetto, la costruzione di nuove mura che inglobassero nelle aree urbane anche i borghi e altri insediamenti che si trovavano appena fuori dalla precedente cerchia muraria. Le mura definivano lo spazio di potere, di diritti e religioso, separando in modo netto la città dal mondo circostante. La principale funzione era quella difensiva, ma avevano anche una funzione economico-fiscale. Le loro porte, infatti, permettevano lo scambio tra città e campagna, rappresentavano il punto di controllo delle merci e degli uomini e permettevano la riscossione di dazi e gabelle. Quanto al loro aspetto, le mura erano alte e sottili, intervallate da torrioni di guardia, a pianta quadrangolare o circolare, provviste di un camminamento di ronda per l’osservazione del territorio e la difesa.
Le città medievali, infatti, erano in maggioranza situate in posizioni di altura che permettevano una migliore osservazione del territorio, adattate all’andamento del terreno, quindi non seguivano uno schema fisso. Tuttavia, si possono elencare alcune tipologie di piante adottate dalle diverse città. Vediamole. La pianta più diffusa, nonché la più semplice, era quella creata da una strada che attraversava l’abitato, passando per due porte contrapposte nelle mura. Gli edifici si distribuivano lungo quest’asse viario o su strade parallele. La strada principale fungeva anche da spazio commerciale, infatti, di norma, in queste città mancava la pizza del mercato (se ora è presente, fu aggiunta in epoca successiva). Un esempio, è quello della città di Monteriggioni. Vi erano, poi, impianti urbani di origine alto-medievale in cui la città si sviluppava attorno a un colle o su uno dei suoi versanti, in cui il centro era rappresentato da una chiesa, un monastero o un castello feudale e la viabilità principale aveva un andamento a spirale, collegata ai vari livelli da stretti e ripidi vicoli o scalinate. Esempi sono le città di Gubbio e Assisi.

Un’altra pianta era quella formata da due strade che si incrociavano in un punto centrale, che assunse la funzione di piazza, dove si svolgevano le trattazioni commerciali e si trovavano la cattedrale, il palazzo pubblico, il tribunale e le sedi delle corporazioni cittadine. In questi casi, le porte di accesso alla città erano quattro. Un esempio, è Bergamo.

Un altro impianto era quello a scacchiera, in cui ogni strada costituiva un asse generatore e dove la piazza era spesso circondata da un porticato, che ne faceva un isolato privo di edifici. Quando la città si affacciava su un porto o quando era attraversata da un fiume, la pianta era a ventaglio o a spina di pesce, per favorire il legame tra spazio produttivo e abitato. Le strade sfociavano nel porto o sulla riva del fiume. Un esempio è Chioggia. Infine, la pianta tentacolare, adottata quando la città si espandeva da un nucleo antico, come nel caso di Perugia, la cui rinascita medievale partì dalla città di epoca etrusca.
Uno dei punti di forza delle città medievali era dato dalle fiere e dagli spazi urbani che le ospitavano, inizialmente collocate fuori dalle antiche cinte murarie o vicino a importanti incroci stradali o fluviali dove sorgevano semplici borghi rurali. L’esigenza di accogliere mercanti e compratori, di immagazzinare le merci, di stallare il bestiame, di luoghi di ristoro, di edifici religiosi per accedere ai sacramenti senza lasciare le attività comportarono la sostituzione delle primitive strutture in legno o tela con architetture stabili, costruite intorno a larghi spazi utili allo svolgimento delle contrattazioni. Accanto ai campi di fiera, che erano luoghi di incontro periodici, vi erano i mercati cittadini, punti fissi di scambio giornaliero o settimanale di uomini che dalle campagne andavano in città a vendere i prodotti, ma anche zone residenziali di forestieri che sceglievano una città come luogo di residenza e smercio delle produzioni della patria di origine o di merci di varia provenienza. L’esempio più importante è il mercato di Rialto a Venezia. Il mercato determinò la fortuna economica e sociale di nuovi ceti cittadini, contrapposti alla nobiltà feudale, comportando la ristrutturazione della città, dove il nucleo era proprio la piazza del mercato, che fu importante per la genesi dei Comuni medievali (anche se in alcune città il mercato si svolgeva su strade cittadine, che si specializzavano per settori merceologici, come a Londra).
Nella piazza del mercato non si svolgevano solo le contrattazioni commerciali, ma era anche il punto centrale della vita urbana, data la presenza delle sedi del potere civile e religioso: il palazzo pubblico e la cattedrale. Invece, nelle città di matrice romana (sopravvissute all’alto medioevo come sedi vescovili), in quelle in cui il potere religioso era più marcato e in quelle in cui la cattedrale era originata da un monastero posto fuori dalle mura, questa restava distaccata dal palazzo pubblico e dalla piazza del mercato. Esempi di questo tipo sono Pisa, Siena e Assisi.
Gli edifici più importanti sono quindi i palazzi civici o del Comune, il cui nome varia a seconda dell’area geografica: arengo (con il balcone per le arringhe), broletto (nel senso di campo cintato), palazzo dei consoli, del podestà, del capitano del popolo, dei priori, degli anziani, dei signori, in base alle magistrature che si succedettero nella gestione dei Comuni. In alcuni casi, l’edificio era costituito solo da una vasta sala coperta, come il palazzo della Ragione di Padova.

Spesso i palazzi erano dotati di torre campanaria su cui spiccherà poi l’orologio cittadino. I modelli del palazzo comunale erano due: il broletto di area lombarda (come quello di Milano o Bergamo) e il palazzo fortezza dell’Italia centrale (come Palazzo Vecchio di Firenze). Prendiamo, ad esempio, il broletto di Milano, l’attuale piazza dei Mercanti. Fu progettato nel 1228, quando fu emanata una delibera podestarile per la costruzione di una nuova sede per il Comune di Milano che, fino ad allora, aveva sede all’Arengo (l’attuale Palazzo Reale). Il Comune volle riordinare l’assetto urbanistico posizionando al centro il Palazzo pubblico, mettendolo in relazione con le zone dell’attività economica della città (e staccandolo, così, dal potere ecclesiastico, dato che l’Arengo si trovava accanto alla cattedrale di Santa Maria Maggiore): piazza San Sepolcro, la pescheria, il portico della chiesa di Santa Tecla e il macello di Porta Vercellina. Venne costruito il piano superiore del nuovo broletto, il solarium, che divenne aula del consiglio generale del Comune; poi la Torre civica (a opera di Napoleone Torriani); nel 1316, Matteo Visconti fece abbellire la loggia degli Osii; nel 1336, Azzone Visconti fece costruire un edificio porticato verso via degli Orefici. Nel broletto, i consoli avevano un proprio banco presso cui esercitavano la giustizia in materia commerciale. Sotto i portici e nella piazza si svolgevano le contrattazioni mercantili e vi erano i banchi di cambiavalute e notai.
Quanto, invece, agli edifici ecclesiastici, il più importante era la cattedrale, ossia il luogo in cui era posta, dietro l’altare, la sede del vescovo, e che in epoca medievale fu spesso centro di vasti cantieri. Nel X secolo, erano costruite in stile romanico, sostituito, dalla metà del secolo successivo, dallo stile gotico. Vi erano poi conventi e monasteri. Quelli benedettini erano ubicati in campagna e strutturati come fortezze, che racchiudevano diversi spazi adibiti alle diverse attività. I conventi degli ordini mendicanti, come quelli francescani, domenicani e agostiniani (diffusi tra Duecento e Trecento), invece, erano situati all’interno delle mura, in quanto le loro regole di povertà impedivano di avere proprietà fondiarie, costringendoli a vivere in città. Importante era anche la chiesa parrocchiale, la cui circoscrizione aveva anche una valenza amministrativa. Infatti, su base parrocchiale si facevano i censimenti, si ripartivano le imposte e si fissavano i confini degli abitati, così come spesso alla parrocchia faceva capo la corporazione di coloro che esercitavano l’attività economica che si svolgeva in quella zona della città.
Dentro le mura vi erano, poi, le case dei nobili feudatari, costretti a risiedere in città per una parte dell’anno. Inizialmente, si trattava solo di case torre, a simbolo della potenza della casata ed elemento di difesa in caso di attacchi e sommosse cittadina. Si trasformarono poi in palazzi veri e propri (che inglobavano la torre), organizzati intorno a un cortile con pozzo o cisterna, dove vivevano interi clan con i famigli, che controllavano interi settori dello spazio urbano. A questi, si aggiungevano le dimore di mercanti, banchieri, artigiani e contadini inurbati che assunsero spesso il controllo della vita cittadina. Tranne nel caso degli edifici prestigiosi di cittadini facoltosi, per i quali erano usati materiali nobili, la maggior parte delle architetture medievali erano formate da materiali non omogenei, spesso di recupero, per questo venivano tinteggiati, creando città ricche di colore.
C’erano poi le case a schiera degli artigiani, al cui piano terra si trovava spesso la bottega che si apriva sul fronte strada con uno o più archi ogivali di accesso; le stationes, ossia i punti di sosta per gli animali adibiti al trasporto delle merci e dei mercanti forestieri. Nelle città portuali, poi, esistevano numerosi magazzini e fondachi dove si stipavano le merci che venivano da zone lontane. In queste città, il centro era rappresentato dal porto.
Quanto ai luoghi dello svago, erano la piazza del palio, dove si svolgevano le feste (come piazza Santa Croce a Firenze), soprattutto in occasione del santo patrono, del Carnevale e dell’arrivo della primavera, le taverne, le locande e i bordelli (curiosità: ad Assisi, a metà del XIV secolo, il bordello era incluso nel Palazzo dei Priori).
Nelle città medievali, si trovavano, inoltre, ospizi e ospedali, gestiti dalla Chiesa, in cui si ricoveravano i malati, si isolavano gli infetti, si accoglievano miserabili e vagabondi, bambini abbandonati e anziani soli e indigenti. Fuori dalle mura, invece, si trovavano i lebbrosari. A partire dalla seconda metà del Trecento, a causa della crisi determinata soprattutto dalle frequenti carestie e dalla peste nera che fecero lievitare le spese a cui gli enti ecclesiastici non riuscirono più a far fronte, nacquero gli ospedali pubblici, come l’ospedale degli Innocenti di Firenze.

