
Seconda tappa per il blog tour del nuovo romanzo di Andrea Oliverio, “La figlia di Cesare”, organizzato da Roberto Orsi di Thriller Storici e Dintorni, che ringrazio per l’invito.
Questo nuovo romanzo si pone come terzo e ultimo capitolo della saga dedicata a Giulio Cesare. Ci troviamo nella Roma repubblicana nel 49 a.C.; a reggere il governo della città c’è il magister equitum, Marco Antonio e il popolo è diviso in due fazioni: chi sostiene il Pontefice Massimo Gaio Giulio Cesare e chi, invece, parteggia per il rivale Gneo Pompeo Magno. Addirittura, c’è chi pensa anche a una terza via. A Roma, insomma, il fantasma della guerra civile non può mai dirsi allontanato.
Protagonista del romanzo è il centurione Lucio Servilio Verre e, in questa lotta per il potere tra Cesare e Pompeo, in primo piano troviamo l’esercito romano e le battaglie tra gli schieramenti. Verre si ritrova, infatti, costretto a lasciare Roma e la sua amata Letizia per partire alla volta dell’Illiria ad affrontare l’esercito di Pompeo. È un centurione, un ufficiale, e per lui, come per gli altri soldati, vige il giuramento di servire l’Aquila fino alla morte. A ogni soldato romano, infatti, era imposto il sacramentum, il giuramento di fedeltà pronunciato, in una solenne cerimonia al termine dell’addestramento militare, proprio davanti all’Aquila della legione, e che veniva ripetuto ogni anno.
“Giuro di servire e obbedire alla mia legione, giuro di eseguire i suoi ordini e di seguirla ovunque essa mi conduca, di non abbandonare mai le insegne, di non darmi alla fuga, di non uscire dalle mie fila, se non per afferrare un’arma o attaccare un nemico oppure per aiutare un compagno. Prometto, inoltre, di essere fedele alla Patria, al Senato e al popolo romano”
Queste erano le probabili parole pronunciate dai legionari, così come citate in alcune fonti, che pongono come primo impegno proprio quello di obbedire. Ma rispettare questo voto, spesso, per un soldato significa andare contro la propria coscienza. E già alla partenza per questa battaglia, notiamo come Verre sia combattuto tra il dovere di eseguire gli ordini e il desiderio di restare accanto a Letizia. Ma “obbedire agli ordini: questo è quello che deve fare un buon soldato” dice Tito Pullo, padre di Letizia, a un suo sottoposto, e questo è ciò che chiede Roma ai suoi uomini. Cosa succede, però, se gli ordini appaiono sbagliati? È qui che in alcuni soldati si genera un tormento interiore che li porta a chiedersi se sia giusto eseguire quanto impartito dai superiori anche a discapito delle proprie convinzioni. Gli ordini, infatti, possono sembrare senza senso, possono apparire in contraddizione con gli interessi delle legioni, eppure a un soldato è richiesto il rispetto assoluto. È sempre Tito Pullo a dire “Ricorda ragazzo: che ti piaccia o no, gli ordini vanno rispettati anche quando ritieni che non abbiano senso. I comandanti comandano, i soldati eseguono”.
E ordini come quelli di violentare i civili, di saccheggiare le città, di uccidere innocenti sono quelli che soldati come Verre faticano a sopportare, ma che sono comunque tenuti a rispettare. Perché ciò che contraddistingue un buon soldato è proprio questa capacità di rispettare il proprio ruolo, la gerarchia, di eseguire le direttive, lasciando dubbi e titubanze relegate nell’anima. “Non vado fiero di ciò che ho fatto, ma sono un soldato e obbedisco agli ordini.” L’autore, con il suo stile avvincente e fluido, è molto abile nel calare il lettore nei panni di questi soldati spesso vittime di una crisi interiore che vede contrapposta la coscienza al dovere. Ed è nel momento in cui un legionario vede la realtà infrangersi contro i propri ideali, che diventa più difficile mantenere fede al giuramento di servire Roma.
Infatti, nel romanzo troviamo anche traccia di chi, in questo conflitto interiore, lascia prevalere la coscienza, infrangendo il sacramentum: i disertori. “Non volevamo morire guidati da un comandante incapace e da un centurione ubriacone”: parole di chi, contravvenendo agli ordini a discapito dell’onore, preferisce seguire un ideale.
Faccio i miei complimenti ad Andrea Oliverio, perché “La figlia di Cesare” è un romanzo davvero appassionante, curato e storicamente impeccabile.
