
Venezia, 1753. A metà del XVIII secolo, la Serenissima non è più quella di Lepanto, non è più una delle grandi potenze d’Europa, ma galleggia cercando di mantenere un precario equilibrio di neutralità tra i potenti. La gloria del passato è svanita e il peso di questo piccolo stato europeo non conta quasi più nulla. È debole, Venezia. Fatica a barcamenarsi tra i colossi come Francia e Inghilterra e il suo equilibrio è sempre più precario. Ed è in questo contesto storico che Paolo Lanzotti incastona il suo nuovo giallo “Le ragioni dell’ombra”, edito da Tre60, architettando una nuova e serrata indagine dell’agente dell’Inquisizione Marco Leon. Abbiamo conosciuto il Leone di Venezia nel precedente romanzo “I guardiani della laguna”: Marco, agente segreto dell’Inquisizione, è il comandante degli Angeli Neri, quell’organo invisibile e silenzioso, di invenzione narrativa, che entra in gioco nei casi più spinosi per difendere la Repubblica. In questo secondo capitolo della saga a lui dedicata, lo troviamo all’indomani dello scioglimento degli Angeli Neri, per volontà del nuovo inquisitore Biagio Donà. Ma la Repubblica ha bisogno, per l’ultima volta, dei loro preziosissimi servigi. Alla vigilia dei festeggiamenti della Sensa, la sentita festa dell’Ascensione con il celebre rito dello Sposalizio del Mare, infatti, Venezia è scossa da una serie di omicidi che colpiscono il patriziato lagunare. È in atto un complotto internazionale? Una potenza europea cerca di minare l’instabile equilibrio della Serenissima colpendola al cuore? A queste e a molte altre domande dovrà rispondere proprio l’intrepido e arguto Marco Leon, insieme ai suoi fedeli Angeli, Lorenzo Viani e Gabriele Favia. Ne nasce, così, un’indagine avvincente e ricca di misteri che affondano nelle ombre della laguna, che si rivelerà, nel corso della lettura, una matassa sempre più fitta, impossibile da sbrogliare fino all’inaspettato epilogo.
Anche in questo capitolo, risulta magistrale la ricostruzione dell’ambientazione che catapulta il lettore nella Venezia del XVIII secolo con un grado di coinvolgimento pazzesco. “Gabriele Favia lasciò la riva e prese a camminare di buon passo alla luce della scarsa illuminazione pubblica e delle lanterne che ondeggiavano davanti alle locande come gigantesche lucciole nella nebbia. Venezia si preparava a consumare i riti della sera. I popolani stanchi si avviavano verso casa. Le donne si trattenevano nei campielli per l’ultimo pettegolezzo. Qualche noobilhomo incipriato si attardava nei caffè, mentre altri si accingevano a raggiungere la sala da gioco o il postribolo dove avrebbero trascorso la notte. All’alba sarebbero riemersi alla luce come fantasmi smunti e barcollanti.” L’autore ci accompagna, così, nelle osterie al suono delle urla degli avventori, nei palazzi signorili dove le bocche sono cucite con il filo della fedeltà, nelle tipografie pronte a stampare le gazzette, nei ridotti dove il fruscio delle carte copre le risa delle dame. Grazie al bombardamento di suoni, voci, luci, odori e immagini, permette al lettore di percepire l’atmosfera calda e fumosa dei postriboli, l’odore della malvasia e del cognac, l’umidità dell’aria della laguna, donando la sensazione di muoversi sul palcoscenico della città di metà secolo. Si possono sentire i bisbigli nelle calli illuminate dalle lanterne, l’eco dei passi nelle fondamenta; si percepisce l’umidità della nebbia notturna sugli imbarcaderi del Canal Grande, si vedono le occhiate furtive delle comari alle finestre dei palazzi. Lo stile dell’autore è, infatti, notevolmente immersivo, perfetto per quanti vogliano trasportarsi in un passato unico e ineguagliabile.
La trama è avvincente e appassionante, ricca di colpi di scena e stravolgimenti che non permettono al lettore di trarre le conclusioni fino all’ultima pagina. Tra intrighi, vendette, interrogatori, pedinamenti, sparizioni e riferte, l’autore ci conduce verso la soluzione dell’indagine senza far mai trapelare indizi decisivi. Con una narrazione fluida, che alterna dialoghi incalzanti a descrizione suggestive, Paolo Lanzotti ci regala una trama in cui la suspense del giallo si amalgama al fascino di un’ambientazione storica ricreata con cura e precisione.
Se amate la Venezia libertina, sfacciata e a tratti immorale del Maggior Consiglio e del Consiglio dei Dieci, se volete sentire i passi dei Signori della Notte e le voci striscianti nel Palazzo Ducale, questo romanzo è quello che fa per voi. Perché leggere “Le ragioni dell’ombra” è come passeggiare tra le calli insieme al codega che rischiara il cammino, mentre ci sussurra la nuova missione del coraggioso e astuto Leone di Venezia!
