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Review party di “Dante enigma” di Matteo Strukul

Dante enigma”, il nuovo romanzo di Matteo Strukul, edito da Newton Compton Editori, non è il racconto della vita del Sommo Poeta, non è nemmeno il racconto della genesi delle sue opere. “Dante enigma” è una finestra spalancata sull’animo di un uomo, nel momento più difficile e significativo della sua vita.
Siamo a Firenze, l’anno in cui comincia questa storia è il 1288; tra pochi mesi si consumerà una battaglia epocale, che segnerà per sempre la vita del giovane Dante Alighieri. La città e la Toscana sono dilaniate delle continue lotte tra le due fazioni dei guelfi e dei ghibellini per il controllo dei territori; Firenze è, al momento, governata dai guelfi.
Dante ha ventitré anni ed è sposato con Gemma Donati, anche se il suo cuore arde d’amore per la bella Beatrice Portinari. È un giovane appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà ed è convinto di poter vivere scrivendo.
In questo contesto, l’autore ci racconta cinque anni della vita di Dante, dal 1288 al 1293; anni fondamentali in cui vennero gettate le basi per il suo essere futuro.
Nel romanzo, ritroviamo, infatti, un Dante molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere. Incontriamo un uomo che non è ancora diventato il famoso poeta le cui opere hanno fatto la Storia, la cui fama spesso sovrasta e offusca l’uomo in quanto tale; un giovane infelice, che non ha ancora trovato la sua strada, costretto in un matrimonio che non riesce a fare suo. Un Dante sognatore, che crede fermamente nelle proprie capacità letterarie, profondamente innamorato della poesia, nella quale trova conforto dalle ingiurie della vita. Ma anche un uomo tormentato da incubi che fatica a comprendere, divorato dall’ossessione di mettere su carta le immagini che affollano la sua mente. Scorgiamo un Dante tormentato da mille pensieri: la sorte della sua amata Firenze divorata da lotte intestine, l’amore per una donna che non avrebbe mai potuto essere sua, un matrimonio con una donna non scelta che faticava ad accettare.
Scopriamo anche il lato guerriero di questo fiorentino che, in nome della città che tanto ama, combatte la battaglia di Campaldino, nel 1289, fendendo con la propria spada le linee nemiche; un evento infernale che lasciò segni indelebili nel suo animo. Reduce, infatti, da questa battaglia, Dante vive un periodo terribile, colto dal devastante desiderio di autodistruzione, causato dalla guerra che gli sottrae la voglia di vivere; braccato da un’ansia sconfinata che lo priva della lucidità, provato, profondamente cambiato, sconfitto da un’angoscia che non riesce a placare. Un uomo destabilizzato da un mondo che non riesce più a comprendere e che si aggrappa alla poesia per sopravvivere.
Assistiamo, inoltre, al modo in cui si fece strada nella sua mente l’idea di un’opera straordinaria. Oltre ad aver abbracciato la teoria avanzata dal grande studioso Marco Santagata circa la presunta epilessia del Sommo Poeta, le cui crisi avrebbero provocato le visioni che lo condussero alle immagini tradotte poi nella Divina Commedia, Matteo Strukul narra le vicende di questo periodo della vita di Dante in un modo che, in qualche modo, ricordano il viaggio della Commedia, dall’inferno dei campi di battaglia, al paradiso della visione di Beatrice. Una seconda chiave di lettura di quest’opera che è uno spaccato di vita del padre della lingua italiana, nonché della Storia medievale, dove chiara è la ricostruzione del contesto storico, nel quale il lettore può trovare le fondamentali nozioni per conoscere l’eterna lotta tra guelfi e ghibellini.
Molti personaggi, alcuni dei quali citati nella Divina Commedia, popolano questo racconto, come Gemma Donati, moglie di Dante, caratterizzata da una forza e da una pazienza che seppero diventare sostegno per il poeta, o il conte Ugolino della Gherardesca; non passano poi inosservati i grandi capitani di ventura come il ghibellino Bonconte da Montefeltro o il guelfo Corso Donati.
La precisa e fedele attinenza del romanzo alla realtà storica non ha impedito a Strukul di inserire l’immaginata ma verosimile amicizia tra Dante e Giotto, attraverso la quale ci mostra il lato intimo e quotidiano di due straordinari artisti della parola e del colore. Tesse, infatti, tra i due un’amicizia vera e solida, che li accompagna in questi anni terribili, nella quale Giotto si configura quasi come la parte migliore dell’Alighieri.
La narrazione, degna dei più grandi romanzieri della storia della letteratura, è fluida e ammaliante; trascina il lettore nel passato attraverso un linguaggio curato nei minimi dettagli, fatto di vocaboli scelti con grande competenza e chirurgica precisione.
Ogni singola scena è carica di una potenza difficilmente eguagliabile; ognuna di esse scorre davanti agli occhi del lettore come immagini di un colossal dalla maestosa sceneggiatura, che rapisce l’animo del lettore, incatenandolo alle pagine. In particolare, risulta strepitoso il modo in cui l’autore riesce a tessere le scene di guerra, tanto da far trasparire l’orrore, la devastazione, così come l’audacia dei soldati o la potenza delle cariche. Il lettore riesce, così, ad immergersi in mondi di cotte e spade che luccicano al sole, di lance che trafiggono corpi, di grida di dolore e orgoglio.
Colpisce, poi, la maestria nel coniugare nozioni storiche ad uno stile romanzato che ipnotizza, in un maliardo vortice di sensazioni.
Dante enigma” è il romanzo che ci mostra Dante Alighieri come nessuno ha mai fatto, che ci restituisce l’uomo dietro al poeta, con le proprie emozioni e debolezze. Un libro che ci permette di conoscere un grandissimo personaggio della nostra Storia in una veste assolutamente inedita.

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