recensione

Leonardo e la morte della Gioconda

Milano, 1496. Leonardo da Vinci e il suo discepolo Salaì si ritrovano ad indagare sul misterioso avvelenamento di Bianca Giovanna Sforza, la figlia del duca di Milano, Ludovico il Moro. Qualche anno più tardi, nel 1516, Leonardo e un altro suo allievo, Francesco Melzi, partono alla volta di Amboise, alla corte del re di Francia, Francesco I, dove troveranno un altro mistero da risolvere che affonda le radici nel passato soggiorno a Milano. Due vicende raccontate in due manoscritti; due storie legate tra loro. 

Questa è la trama di “Leonardo e la morte della Gioconda”, scritto da G.P. Rossi ed edito dalla casa editrice Diarkos. Con una trama interessante, l’autore unisce alcune teorie storiche alla sua immaginazione, creando una storia appassionante che si snoda tra Milano ed Amboise. Troviamo, infatti, il genio fiorentino in due diversi periodi della sua vita. Nella prima parte, assistiamo alla vicenda che si svolge alla corte del duca di Milano, dove Leonardo arrivò nel 1482, su commissione di Lorenzo de’ Medici, e dove restò fino al 1499, quando l’arrivo dell’esercito francese lo costrinse alla fuga. Nella seconda metà del romanzo, invece, ritroviamo un Leonardo più maturo, ormai sessantacinquenne, alla corte del re di Francia, Francesco I, dove terminerà la propria esistenza, nel 1519. 

La narrazione scorrevole, caratterizzata dal punto di vista soggettivo dei due allievi, Salaì e Melzi, fa di questo romanzo un libro di rapida lettura. La caratterizzazione dei personaggi è ben delineata, tanto da far emergere le principali caratteristiche dei protagonisti. Ad un Leonardo finemente intelligente, arguto, padrone di sé, capace di estraniarsi dal mondo per osservarne soltanto una parte, si contrappone il Salaì, disonesto, arrogante con tutti tranne che con il suo maestro, avido di denaro, ma poco scaltro. L’altro allievo Francesco Melzi, docile e dolce, si scontra, invece, con un Leonardo invecchiato, stanco, irascibile e schivo. 

Risulta, inoltre, apprezzabile l’approccio al rapporto tra Leonardo e i suoi allievi, grazie al quale pare di cogliere frammenti della quotidianità del grande genio; in questo romanzo, egli viene, infatti, mondato dall’aura dell’artista e reso più vicino al lettore e più umanizzato. Vi è da sottolineare come le tesi sottese alla vicenda non siano frutto esclusivo della fantasia dell’autore, ma abbiamo un fondamento storico. L’ambientazione è essenziale, ma sufficiente a far percepire al lettore l’atmosfera della Milano di fine Quattrocento, con i suoi sestieri e le sue tipicità. 

    “Leonardo e la morte della Gioconda” è un romanzo leggero, agile e appassionante che, nonostante la sua natura di fiction storica, permette di cogliere alcuni intriganti aspetti della vita del più grande genio di tutti i tempi, che si snoda tra verità e leggenda. 

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