
Marco Leon, ex inquisitore di Stato, è sposato con la sua Marion Bentham Bell e non comanda più gli Angeli Neri. Per amore di sua moglie e del suo matrimonio, non privo di ombre, ha ripiegato sul tranquillo lavoro da segretario presso un anziano nobile.
Ma Alvise Geminiani, detto il Duca, l’inquisitore al comando degli Angeli Neri, ha bisogno di lui per risolvere un caso molto particolare: l’omicidio di un sicario della Repubblica.
L’indagine prende avvio e nobilhomini, facchini, spie, gazzettieri, sicari e inquisitori iniziano a muoversi in un palcoscenico fatto di calli, ponti, ridotti e caffetterie, con il Lazzaretto Vecchio di Venezia a fare da sfondo a questa vicenda intricata, in cui la segretezza del Leone e dei suoi Angeli sembra vacillare.
Questa è la trama di “L’enigma della maschera“, di Paolo Lanzotti, edito da Tre60, quinto volume della saga ambientata nella Venezia di metà Settecento, che vede Marco Leon protagonista. Una saga che non stanca mai, ma che, al contrario, a ogni romanzo riesce sempre a stupire e a incollare il lettore alle pagine.
Sempre incredibile è il modo in cui Lanzotti riesce a restituire la Venezia del Settecento, un modo davvero strabiliante che si può capire solo leggendo i suoi libri. Con uno stile semplice, ma armonioso, e una straordinaria conoscenza della Storia di Venezia, è in grado di prendere il lettore, trascinarlo in quel momento storico e farglielo vivere con estrema facilità e intensità, in un viaggio che sembra reale.
Un giallo dal taglio cinematografico e dal ritmo incalzante, incentrato su un’indagine di rimbalzi, come una luce contro tanti specchi, che, a mano a mano,si riempie di dettagli e si infittisce. Una trama intrigante e inestricabile, un dedalo di via senza uscita dal finale inaspettato.
Una storia di fantasia che, però, diventa l’affresco della vita nella Venezia del 1754, con il suo turbinio di personaggi e di contraddizioni; uno spaccato in cui emergono paure, forze e fragilità di uno Stato sulla via del tramonto e che tocca temi diversi e molto attuali, come quello del ruolo della stampa (seppur agli albori, allora) nell’opinione pubblica oquello l’omosessualità.
Il tutto sorretto da una narrazione molto scorrevole che fa divorare le pagine, anche se la tentazione di rallentare per non arrivare troppo presto alla fine è sempre alta.
“L’enigma della maschera” è un giallo imperdibile, perché nessuno come Paolo Lanzotti riesce a far rivivere la Serenissima e a creare gialli impossibili da risolvere fino all’ultima pagina.
