recensione, Romanzo storico

“Marianna. Io sono la Monaca di Monza” di Matteo Strukul

Nel monastero benedettino di Santa Margherita a Monza, alle porte della Milano di fine Cinquecento del cardinale Federico Borromeo, vive l’aristocratica Marianna de Leyva, la feudataria della città. Per volere di suo padre, da tempo questa donna è suor Virginia, monaca di clausura. Vive la monacazione come una prigione eterna, ma la accetta, non può fare altro. Almeno fin quando non incontra Gian Paolo Osio, il giovane rampollo della famiglia Osio, proprietaria dei terreni intorno al monastero. Lui è impavido, tenace, insolente e senza freni né inibizioni, ma attrae la monaca come un magnete a cui non può opporsi. Tra loro nasce subito un sentimento, ma non è un amore sano e romantico. È un amore torbido e perverso, una passione travolgente, oscura e lacerante.

“E in quel procedere di giorno in giorno, di sguardo in sguardo, di lettera in lettera, il nostro strano gioco progrediva e io sentivo la passione di lui farsi fiamma inestinguibile. Avvertivo il suo struggersi di desiderio inappagato e il tormento che lo divorava per non poter avere ciò che tanto voleva.”


Nel suo nuovo romanzo “Marianna. Io sono a Monaca di Monza” edito da Salani, Matteo Strukul ci racconta la storia di questa donna, narrata dalla viva voce della protagonista, ricostruendo un personaggio forte e complesso. Calcolatrice e tremendamente egocentrica, suor Virginia trova immenso piacere nel dominare gli altri, nell’esercitare il potere che la sua casata le conferisce, in netto contrasto con i valori che la tonaca che indossa impone. È bruciata dal desiderio di sentirsi donna, di far vedere il proprio valore oltre quella veste, ma tormentata oltre ogni misura, eppure incapace di rinnegare l’unica occasione di sentirsi libera, fino alla perdizione e alla condanna eterna. Intollerante al fatto che qualcuno possa avere potere su di lei, Virginia diventa fautrice del proprio destino.
Matteo Strukul, attraverso la sua prosa potente, ci mostra il vero volto della monaca celebrata dal Manzoni, la carne della donna sotto al velo. Trascina il lettore nelle contraddizioni, nei dubbi e nelle angosce della protagonista, facendolo penetrare nel suo animo, fino a carpirne le pieghe più nascoste. Il lettore scivola, così, insieme a lei, in un gorgo di lucida pazzia che cresce sempre più, aumentando d’intensità e velocità. Una tormentata follia provocata da quel richiamo della carne da troppo tempo tacitato, dal desiderio di sentirsi amata, forse per sopperire all’amore che il padre le ha negato relegandola in convento. Virginia è dilaniata dai dubbi: la coscienza o la carne? Il dovere o il cuore? È soggiogata da una forza che non riesce a respingere, da pulsioni che non riesce a frenare. Ha paura e orrore di se stessa, eppure non può impedirsi di cedere alla perversione. Una perversione generata dell’impossibilità, imposta dagli altri, di vivere liberamente un amore. Inevitabilmente, ci si ritrova così invischiati in quel vortice di passione, lussuria e dannazione che ci trascina nell’abisso dell’immoralità insieme ai protagonisti. E Strukul è così abile nel farci vivere gli altalenanti stati d’animo della protagonista da darci l’impressione di viverli in prima persona.

“Era orrore di me stessa. Quella terribile miscela di piacere e peccato si palesava come una droga alla quale non sapevo resistere. La perversione mi seduceva e mi teneva avvinta, ma la paura incalzante, che allignava costantemente nel mio cuore, arrivò infine a sopraffarmi.”

La narrazione limpida e scorrevole, suffragata da capitoli molto brevi, agguanta il lettore per trascinarlo fino all’ultima pagina, senza lasciarlo mai. Il suo svolgimento all’interno di un monastero ci permette, inoltre, di capirne le dinamiche interne, le invidie tra le monache, le rivalità, i sodalizi e i giochi di potere.

“Ero una città incendiata, una cattedrale profanata. Ero prostituta e traditrice. Incarnavo il peccato. E niente mi dava una gioia più selvaggia.”


Marianna. Io sono la Monaca di Monza” è una lettura coinvolgente ed estremamente trascinante, un romanzo cupo, inquieto e sconvolgente che ci fa scoprire un personaggio dall’anima nera.

“Lussuria, violenza e morte erano divenute le nostre tre regine, signoreggiavano nei cuori neri che ci battevano nel petto.”

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