
La prima figlia, Cosimo de’ Medici, duca di Firenze, la tiene tra la braccia ad appena diciassette anni. La ama, profondamente; in un modo così insolito per l’epoca. Ma Cosimo ama le donne, le preferisce agli uomini. Forse un retaggio della sua infanzia, segnata da un padre assente, il grande Giovanni dalle Bande Nere, ma cullata dalla madre Maria Salviati. Eppure, quella sua prima figlia, Bianca, gli viene strappata via troppo presto. E Cosimo non si dà pace. Almeno, fin quando l’amata moglie Eleonora di Toledo gli fa dono di un’altra bellissima bambina, Isabella. E Isabella diventa la nuova luce degli occhi di Cosimo, la preferita. Cresce orgogliosa, indipendente, colta, intelligente, bella e aggraziata; un vulcano di vivacità sorretto dall’amore del padre. Diventa una donna apparentemente libera e felice e sicuramente amata dal popolo. Ma poteva davvero essere libera una donna nel Cinquecento?
Nel suo nuovo romanzo, “La figlia più amata”, edito da Piemme, con grazia e competenza storica, Carla Maria Russo ci racconta la vita di Isabella e della famiglia de’ Medici, ponendo l’accento sulla questione femminile. In modo vivido e appassionante, l’autrice delinea le dinamiche della famiglia ducale e del contesto sociopolitico del Cinquecento, anche grazie all’ottima caratterizzazione dei personaggi, da Cosimo a Isabella, passando per Paolo Giordano Orsini e le sorelle e i fratelli della protagonista. Il ruolo e la condizione di Isabella, donna privilegiata dall’amore del padre, il cui rapporto rappresenta una rarità nella Storia, sono ricreati con grande emozione e con un’abilità che tiene il lettore incollato alle pagine. Attraverso il racconto delle sue vicende, l’autrice ci permette fare un viaggio nella mentalità dell’epoca, in particolare nella sfera relativa alla condizione della donna, ai suoi tanti doveri e pochi diritti, e di capire come, anche per quelle donne che apparivano potenti, la realtà e il destino fossero, gli stessi di tutte le altre della loro epoca. Come anche una donna eccezionalmente tanto amata e benvoluta potesse godere di una situazione privilegiata solo fintanto che avesse avuto la protezione di un uomo; nessuna era mai davvero libera e ciò valeva forse di più proprio per i ceti più alti. Donne utili solo alla progenie, abbandonate al proprio destino dalla famiglia d’origine una volta sposate, sottoposte al diritto di vita o di morte che il marito aveva su di loro. Perché, in un modo o nell’altro, solo gli uomini potevano fare il bello e il cattivo tempo, sempre. Con una narrazione scorrevole e molto piacevole, l’autrice riesce, ancora una volta, a farci entrare nell’animo dei personaggi e a raccontarci la Storia come fosse la più avvincente delle favole. Inoltre, ben riuscito e molto interessante l’uso di lettere cifrate che inframezzano la narrazione principale; impossibile capire fino alla fine chi siano mittente e destinatario.
“La figlia più amata” è una lettura intrigante, emozionante, bellissima, che ci racconta un pezzo della Storia di Firenze e della famiglia Medici in un modo così affascinante che non riuscirete a staccare gli occhi dalle pagine.
