recensione, Romanzo storico

“Bastarde di Francia. L’angelo e la vergine” di Alessandra Giovanile e Virna Mejetta

“Alle donne spetta giostrarsi nella situazione in cui vengono poste e l’unica decisione che possono prendere è tra il lasciarsi trasportare dalla corrente e l’opporre resistenza e farsi distruggere.”

Due donne. Giovani, fiere, indomabili, coraggiose, caparbie, difficili da piegare, nonostante il passato di dolore. Due corti secentesche, Parigi e Torino. La corte del re di Francia Luigi XIII e quella sabauda, del duca Vittorio Amedeo I di Savoia. Un unico viaggio tra complotti, gelosie, spie, moschettieri, trame politiche e amorose, che si intrecciano in questo romanzo ricco di pathos e di sentimenti.

Bastarde di Francia. L’angelo e la vergine”, di Alessandra Giovanile e Virna Mejetta, edito da Piemme Edizioni, è il secondo capitolo della saga dedicata a due giovani donne francesi, Madeleine Pidoux e Cecile de la Baume, che si muovono nella prima metà del Seicento e che ci raccontano, con le proprie vicende, il ruolo della donna, le cui emozioni, consapevolezze e paure vengono messe a nudo dalle autrici.

A volte, ci sono delle letture che amo così profondamente da faticare a trovare le parole giuste con cui raccontarne la bellezza. Questa è una di quelle volte. Ma non parlerò della trama per non fare spoiler, soprattutto a quanti non hanno ancora letto il primo volume. Mi soffermerò, invece, sui molteplici punti a favore di questo romanzo storico, impeccabile sotto ogni punto di vista.

Innanzitutto, la caratterizzazione dei personaggi, a mio parere, sublime. Le autrici, infatti, ne hanno creati di fantasia e ne hanno riportato in vita di storici, mettendo in scena luci e ombre di personaggi piacevolmente umani, con il risultato di farci amare ognuno di loro, dalle protagoniste alle semplici comparse. Menzione d’onore per il modo in cui è riportato alla luce il temibile cardinale Richelieu, davvero speciale, tanto da avere l’impressione di vederlo in piedi davanti a noi, con le mani giunte dietro la schiena, a muovere appena la veste scarlatta. Altro grande pregio è la ricostruzione dell’ambientazione che, grazie a particolari curati e precisi, rende la lettura oltremodo immersiva. Anche il contesto storico delle due corti negli anni Trenta del Seicento è riproposto con attenzione e in modo fedele alla realtà storica. Durante la lettura, risulta così impossibile non ritrovarsi a trecentosessanta gradi nell’epoca narrata.
E poi, i dialoghi, così vivi, potenti, carichi, eppure naturali, fluidi, senza mai risultare artificiosi.

“La porta venne chiusa e Richelieu finse di smuovere le carte appoggiate alla scrivania. «Hau-te-ville…» scandì ogni sillaba. «O forse preferite che vi chiami de La Fére?» Alzò appena le ciglia e lui rimase impassibile sull’attenti.”

Ogni scena, bè, ogni singola scena rapisce il lettore; quelle di azione, quelle d’amore… e in particolare quelle in cui protagonisti sono re Luigi e il cardinale Richelieu; talmente affascinanti da trasmettere l’impressione di essere davvero all’interno delle stanze del re, al loro cospetto.

Lo stile delle due autrici, poi, è tra i migliori, a mio avviso, nel panorama storico italiano. La grazia e la forza con cui viene raccontata questa storia è qualcosa di davvero splendido. Il coraggio e la tenacia delle protagoniste escono prepotenti dalle pagine, così come le emozioni, positive e negative, di entrambe. Ogni parola, ogni scena, ogni dialogo riporta il lettore indietro nel tempo, mantenendo, però, una narrazione scorrevole e intensa, oltremodo piacevole. Credo che questo romanzo sia uno dei pochi in cui Storia e amore si fondono in maniera così armoniosa; pertanto adatto sia a chi voglia leggere un romanzo storico sia a chi preferisce una storia d’amore.

“Bastarde di Francia. L’angelo e la vergine” è una lettura meravigliosa, nonostante la mole, a tratti infintamente dolce, a tratti forte e pungente, che entra nel cuore. Un viaggio in un’epoca affascinante, che avrei voluto non finisse mai; un tuffo nella vita e nel cuore di due donne che ben esprimono la condizione femminile. Una delle rare volte in cui, a lettura terminata, la mente continua a ripropormi battute del romanzo e io continuo a ripetere “Quant’è bello quel libro!”

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