recensione, Thriller

Sulle orme del brivido

Sulle orme del brivido” è un’antologia di sedici tra i migliori racconti di Gianluca Arrighi, edita da Edizioni Mea.

Scorrendo le pagine di questa raccolta, si affronta un viaggio ricco di suspense tra racconti entusiasmanti, dai finali imprevedibili e sorprendenti. Le storie sono semplici e lineari, ma impressionanti per i finali che lasciano sempre a bocca aperta il lettore.

Tutti i racconti, che presentano le caratteristiche del giallo classico, hanno una trama studiata con una precisione che riesce sempre a stupire.  

Il filo invisibile che li collega è rappresentato da un viaggio nell’animo umano; una discesa nella mente degli uomini che porta il lettore ad interrogarsi sui loro comportamenti e che mostra la terribile e imprevedibile pericolosità dell’essere umano. In alcuni casi, infatti, i personaggi sembrano spinti da una parvenza di ragione, una motivazione che pare portare il lettore a comprenderne i gesti, indotti da sensazioni, emozioni e sentimenti disarmanti. E il lettore non può che rimanere colpito e sconvolto da questa indagine della menta umana, che ne mostra l’insondabilità e che induce a pensare che la sua metà oscura può albergare in ognuno di noi. Perché i protagonisti di questi racconti non sono i mostri che immaginiamo, ma sono persone normali e rispettabili; eppure, i loro gesti sono tra i più terribili che la mente possa concepire.

Con uno stile semplice e scorrevole, ma accattivante l’autore riesce a mantenere sempre alta l’attenzione del lettore che, ad ogni racconto, non può fare a meno di chiedersi quale nuovo sconvolgimento possa nascondere.

Alcuni sono formati soltanto da pochissime pagine, altri da alcuni capitoli, ma ognuno di loro ha il pregio di assorbire totalmente il lettore, il quale non può che rimanere affascinato da questo viaggio nella mente criminale. Ma ciò che fa di questa raccolta un libro da leggere per tutti gli appassionati del genere è la normalità dei suoi protagonisti, l’insospettabilità degli agenti criminali che ne popolano le pagine… perché, in fin dei conti, il male non ha volto né veste.

P.s. il mio racconto preferito? La stanza delle visite. Semplicemente scioccante.

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