recensione, Romanzo storico

“Il colosso di Marmo”. Il secondo capitolo della saga di Antonio Forcellino “Il secolo dei giganti”

Ho letto decine e decine di romanzi ambientati durante il Rinascimento, ma la trilogia de “Il secolo dei giganti” di Antonio Forcellino, edita da HarperCollins, li batte tutti.

Il colosso di marmo” è il secondo volume di questa saga, e prende le mosse dal momento in cui, nel 1501, la Repubblica di Firenze assegnò a Michelangelo l’incarico di scolpire il nuovo simbolo della città: il David. Da qui, Antonio Forcellino, che è uno dei maggiori studiosi europei di arte rinascimentale e che ha fatto di questo periodo storico materia di studio per oltre quarant’anni, ci accompagna attraverso i sedici anni successivi, riportando in vita i personaggi che hanno fatto la Storia. La famiglia Borgia, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Raffello, Giulio II, Macchiavelli, il sultano Bajazet e suo figlio Selim, Isabella d’Este, Leone X, Giulia Farnese, il cardinal Bibbiena, Agostino Chigi, Marcantonio Colonna, Francesco Maria della Rovere, sono solo alcuni dei grandi protagonisti di questo romanzo incredibile. In poco più di cinquecento pagine, l’autore fa rivivere la Storia e l’Arte del Rinascimento, creando una magia difficile da spiegare. La caratterizzazione dei personaggi è il punto di forza di questo libro che ce li restituisce nella veste più concreta possibile, rendendo umani quei personaggi che, spesso, noi immaginiamo più come creature astratte che come persone realmente esistite. E, allora, ecco che Forcellino sonda la psiche di queste figure per riproporcele nei loro atteggiamenti e pensieri naturali, dando al lettore l’impressione di conoscerle personalmente. E così assistiamo alle schermaglie tra Leonardo e Michelangelo, alla bruta crudeltà di Cesare Borgia, alla forza di Giulio II, alla delusione di Leonardo per quella che lui considera una vita inconcludente, alla gelosia tra Lucrezia Borgia e Isabella d’Este e tanto, tanto altro ancora.

L’autore ci dona, pertanto, un affresco concreto, vivido e molto visivo del Rinascimento. Un romanzo eccezionale, che riesce davvero a trasportare il lettore in un’altra epoca. E, quando alzerete gli occhi dalle pagine di questo libro, vi sembrerà di scorgere la schiena curva di Michelangelo intento a scolpire i Prigioni per la tomba di Giulio II o la mano gentile di Raffaello che dipinge Galatea per la villa di Agostino Chigi. Vi sembrerà di sentire le urla di Giulio II e le risate del Salai, i respiri arrabbiati di Selim davanti alla saggezza di suo padre, il sultano Bajazet… Arriverete, perfino, a percepire l’odore dei fazzoletti profumati del cardinal Bibbiena o il lezzo degli abiti del rude Michelangelo, depresso per la morte del suo amato Giulio II; avrete l’impressione di sentire le narici solleticate dalla polvere del marmo… Di certo, vi rimarrà nel cuore e nella mente la certezza di aver varcato le porte del tempo e di esservi persi, per qualche ora, tra le vie dell’Italia del primo Cinquecento.

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