
Il punto di partenza per la stesura di un romanzo storico è la ricerca delle informazioni necessarie alla ricostruzione delle vicende, del contesto e dell’ambientazione. A tal fine lo studio delle fonti è, quindi, imprescindibile. Questa fase, però, è anche la più lunga e complessa, perché orientarsi tra la miriade di fonti storiche e storiografiche può essere dispersivo e spiazzante. Prima di poter iniziare la stesura, infatti, l’autore deve ricavare moltissimi dati e nozioni sulle vicende che vuole affrontare e sui personaggi che la popoleranno e questo risultato richiede una ricerca di mesi o, in alcuni casi, anche anni. Prima di poter trascinare i lettori all’interno della sua storia, deve egli stesso fare un salto nel tempo e raccogliere quanto più materiale possibile, fino quasi ad arrivare a conoscere periodo, eventi e personaggi, come se li avesse vissuti in prima persona. In questa fase, quindi, dovrà ricostruire le fonti utili al suo scopo e successivamente studiarle, ricavandone tutti gli elementi necessari. Ma ciò non è sempre agevole. Infatti, per alcune vicende o periodi la storiografia è carente o, addirittura, assente e l’autore si ritrova così a poter consultare soltanto fonti primarie, dilatando il tempo necessario allo studio. Pertanto, la consultazione di archivi, biblioteche e musei è fondamentale per la ricerca delle fonti primarie, ossia gli scritti degli storici e dei cronachisti coevi dei protagonisti e degli eventi che si vuole narrare, che comprendono anche le lettere private, i documenti, le testimonianze. Queste fonti, pur essendo di più difficile consultazione (anche in relazione ai tempi necessari per ottenerne l’accesso), possono però risultare molto utili per riportare alla luce episodi e particolari che la storia ufficiale ignora e che invece sono preziosi per il romanziere, perché aprono squarci sulla vita privata dei personaggi storici. Le biblioteche, insieme alle librerie, poi, permettono di reperire le fonti storiografiche, ossia i libri scritti dagli storici sull’argomento oggetto delle vicende. Inoltre, a seconda di ciò che si vuole raccontare, musei, palazzi, chiese sono importanti anche per lo studio delle fonti iconografiche, come dipinti, affreschi, ritratti, che possono essere molto utili, ad esempio, nella ricostruzione dell’abbigliamento tipico di un’epoca e di un ceto sociale. Un altro strumento, a mio avviso, valido è rappresentato dai romanzi di autori di indiscussa competenza, che risultano preziose miniere di informazioni. Ne sono un esempio i romanzi di Maria Bellonci (tra i quali “Rinascimento privato” e “Lucrezia Borgia. La sua vita e i suoi tempi”), che sono basati su una ricca e minuziosa ricerca storica e che ebbero grande valore divulgativo. Insomma, esiste una selva di luoghi e fonti in cui cercare. Ora, però, lascio la parola ad Andrea Zanetti
Da dove si parte per una buona ricerca?
È questo il caso di dire che i libri nascono dai libri. È importante documentarsi attentamente, partendo dal macro e procedendo verso il micro. Ed è proprio sul dettaglio, quello che si ritrova nella vita quotidiana dei protagonisti, che serve molta cura. Dai manuali credo sia importante passare in un secondo tempo ai musei, alle fiere, ai gruppi di rievocazione storica via via che si approfondisce.
Quindi come si può organizzare la ricerca delle informazioni, “partendo dal macro e procedendo verso il micro”?
Si può partire da un manuale di storia che dia un’ottica generale di cosa stava succedendo nel periodo in cui è ambientato il romanzo. Poi si passa a testi conclamati (ad esempio, nel mio caso, “Storia di Venezia” di Frederic Lane) che forniscano una bella visione della realtà locale.
Poi ci si occupa dei personaggi, attraverso la consultazione di monografie. Una volta delineati i personaggi e costruito la trama si scende nei dettagli pratici. Come ci si spostava da A a B? Cosa si mangiava? Tizio vuole uccidere Caio. Nel 1378 c’erano le spade? Gli archibugi? Le pistole? Queste informazioni si possono reperire, inizialmente online, per poi passare a saggi specifici. Tizio e Caio entrano in un palazzo. Esisteva già? Quando è stato costruito? Era già vecchio di duecento anni? Ci sarà stato odore di muffa allora! E così via.
Quali fonti si utilizzano?
Oltre ad un buon manuale di storia, servono sicuramente opere monografiche che ci raccontino nel dettaglio le vicende che formeranno il contorno alla nostra storia di fantasia. Che sia una biografia di un personaggio da rievocare o un testo sull’arte culinaria di un particolare contesto storico di riferimento, è il dettaglio che fa la differenza in questo genere.
Come si orienta lo scrittore tra la moltitudine di fonti?
Il web, a mio modo di vedere, è una grande fonte di approvvigionamento di informazioni, ma di cui bisogna essere attenti conoscitori e scafati navigatori. È facilissimo incappare in false informazioni passate da siti folcloristici senza alcun fondamento. È pertanto necessario scegliere bene. La carta stampata credo rappresenti ancora il punto di riferimento. Vuol dire che un editore, soprattutto se è serio e consolidato, ha vagliato l’opera e l’ha ritenuta valida. Nei bookshop dei musei, poi, si trovano un sacco di testi utili ai nostri scopi. Chi ha la possibilità di farlo, è consigliabile rivolgersi a docenti universitari la cui conoscenza è davvero preziosa e che sapranno di certo indirizzare verso testi qualitativamente significativi.
Esiste una gerarchia? Documenti d’archivio, saggi, manuali, testi universitari, romanzi… in quale ordine vanno consultati?
Sulla gerarchia credo si debba prima specificare cosa si cerca. Parlando molto in generale, sicuramente la ricerca d’archivio è al primo posto. È il documento con meno filtri in assoluto. Ma è anche il più scomodo e complesso da ottenere. I testi universitari a mio modo di vedere sono al secondo posto. Il fatto che si rivolgano spesso ai “peer” già di per sé dà una certa garanzia sull’attendibilità del testo. A seguire manuali, saggi e le monografie. Io non escluderei comunque i gruppi di rievocazione storica che per un romanziere sono una miniera d’oro. Quello che di “pratico” sanno loro è difficile trovarlo in testi diffusi. Altri romanzi storici direi proprio di no, il confine tra storia e romanzo a volte è troppo labile per farci conto.
Invece, cosa pensi dei dipinti come fonti di informazioni?
Mi sono affidato moltissimo ai dipinti. Nel rinascimento e ancora oltre vi è stata proprio un’esplosione di arte pittorica con soggetti non necessariamente religiosi. Le fonti visive bastano e avanzano per essere tradotte in parole.
Quali difficoltà si riscontrano nella selezione e nello studio delle fonti storiche?
Senza una guida o una conoscenza già strutturata è difficile scegliere con cura tra le molte fonti a disposizione. Cosa rende più autorevole un saggio piuttosto che un altro su un determinato argomento, se non si conoscono né gli autori, né gli editori? È questo il caso di affidarsi a chi è già un pezzo avanti nel nostro cammino di conoscenza, facendosi consigliare i testi migliori da cui partire.
Tu hai scritto una trilogia dedicata a Venezia, “Sulle ali del leone”, ambientata nel Cinquecento. Quanto tempo hai dovuto dedicare alla preparazione storica prima di iniziare la stesura del romanzo?
Molto e, probabilmente, mai abbastanza. La mia trilogia nasce da una tesi di laurea, pertanto molta ricerca l’avevo già compiuta nel mio percorso universitario, ciò nonostante, ho speso davvero notti interminabili per trovare i dettagli opportuni così da ricostruire un’intera civiltà che oggi non c’è più. E poi visitare di persona i luoghi che si intendono raccontare dev’essere un passaggio fondamentale per chi scrive. Solo così l’autore può trasmettere le sensazioni e le emozioni che egli per primo ha provato nell’essere “al centro della scena”, per così dire.
Vi aspettiamo mercoledì 8 dicembre per il terzo tema di questa rubrica: l’importanza dell’ambientazione nel romanzo storico. Nel frattempo, se avete perso il primo appuntamento, lo trovate a questo link: https://bit.ly/3d4za5Z
