Medioevo, Ti racconto la Storia

La faida per eccellenza: Guelfi e Ghibellini

Nel linguaggio comune, quando si vuole indicare due acerrimi nemici, si è soliti additarli come guelfi e ghibellini, ossia come i membri delle due fazioni che si scontrano nella Firenze (e in tutta la Toscana) del XIII secolo,

Ma quale fu la loro storia? Come nacque questo conflitto?

L’origine delle fazioni sarebbe stata causata da un mancato matrimonio. Come ci raccontano Dante e altri cronisti dell’epoca, infatti, nel 1216, il giovane cavaliere Buondelmonte de’ Buondelmonti, promesso sposo della figlia di Lambertuccio Amidei, membro di una ricca e potente famiglia, oltraggiò quest’ultima non presentandosi il giorno delle nozze nella chiesa di Santo Stefano dove era atteso, ed anzi recandosi nella chiesa di Santa Reparata per sposare un’altra donna. Un’onta che la famiglia della promessa sposa abbandonata non poté esimersi dal lavare con il sangue del giovanotto. Così, il cavaliere venne affrontato e ucciso, sotto la statua posta a capo di Ponte Vecchio, da alcuni membri della famiglia Amidei e di altre ad essa legate da parentela o relazioni di clientela (le consorterie). Le più importanti famiglie fiorentine si schierarono così a favore di uno o dell’altro: gli Uberti e i Lamberti si coalizzarono con gli Amidei, mentre i Donati e i Pazzi con i Buondelmonti.

Da questo episodio, nacquero quindi le due fazioni contrapposte, che si sovrapposero a quella divisione diffusa in tutta Italia che vedeva lo scontro tra i sostenitori della Chiesa e quelli dell’Impero. Inoltre, alle origini di questa faida stava, probabilmente, anche la rivalità tra le antiche famiglie cittadine e quelle nuove inurbate, arrivate in città alla ricerca di potere e ricchezze.

Quanto alla terminologia, la parola guelfo compare nel 1239 e ghibellino nel 1242 e derivano dalla corruzione dei nomi di due famiglie rivali, in lotta per la successione imperiale del XII secolo, alla morte di Enrico V, nel 1125: i Welfen e gli Hohenstaufen. Inizialmente entrambi i partiti erano imperiali: i guelfi sostenevano Ottone IV di Brunswick e i ghibellini parteggiavano per Federico II di Svevia. Fu soltanto con lo scontro tra Federico Barbarossa e il Papato che i ghibellini diventarono i sostenitori dell’Imperatore e i guelfi quelli del Papato.

Dal momento in cui le famiglie di Firenze si divisero in due fazioni, la città, che in quel momento era in pieno sviluppo economico, non ebbe pace, scossa da una sanguinosa e secolare diatriba, che si ripercosse anche sull’aspetto della città, a causa dell’abbattimento delle torri dei vinti.

Dal 1115, dopo la morte della contessa Matilde di Canossa, Firenze si costituì in comune, riconosciuto poi dall’Imperatore nel 1183. Nel 1200 il governo si trovava due fronti di lotta: da una parte il conflitto interno tra i diversi ceti sociali e, dall’altra, quello esterno con le città rivali. Per questo motivo si passò al governo del podestà, al quale, successivamente, si affiancò il capitano del popolo, rappresentante del Primo Popolo, ossia di un gruppo di trentasei cittadini che non appartenevano a nessuno degli schieramenti.

Il punto cruciale, che vide la scissione sempre più netta, fu la scomunica che papa Gregorio IX comminò all’Imperatore Federico II nel 1239, che portò i guelfi a schierarsi con il primo e i ghibellini a favore dell’Imperatore. In quel momento, i ghibellini erano molto forti e i guelfi, impossibilitati a contenere i propri nemici, scelsero il volontario esilio.

Nel successivo susseguirsi degli scontri civili, quasi sempre furono i ghibellini a imporsi, costringendo i nemici ad abbandonare la città, almeno fin quando furono protetti da Federico II. Il loro predominio su Firenze cessò definitivamente nel 1266, dopo la battaglia di Benevento, nella quale le truppe guelfe di Carlo d’Angiò ebbero la meglio. Da quel momento, furono i guelfi a governare la città e la Toscana: ultimo baluardo ghibellino era rappresentato da Arezzo. Nel 1289, Firenze dichiarò guerra a quest’ultima, affrontandola nella battaglia di Campaldino, nella quale combatté anche Dante Alighieri, e che vide i ghibellini sopraffatti dalle forze guelfe.  

Nonostante il dominio guelfo, Firenze rimase comunque divisa in fazioni: da una parte, i Bianchi, riuniti intorno alla famiglia dei Cerchi, fautori di una moderata politica filo papale, che riuscirono a governare dal 1300 al 1301; e, dall’altra, i Neri, il gruppo dell’aristocrazia finanziaria e commerciale più strettamente legato agli interessi della chiesa, capeggiato dai Donati, che salirono al potere con l’aiuto di Carlo di Valois, inviato dal papa Bonifacio VIII.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.