recensione, Romanzo storico

I Venturieri

Nel suo nuovo romanzo “I Venturieri. La travolgente ascesa degli Sforza”, edito da PiemmeCarla Maria Russo ci racconta, in un arco temporale di circa un secolo, la genesi e il successo di una delle dinastie più potenti della Storia d’Italia, gli Sforza, soffermandosi sulle due figure che l’hanno portata all’apice della società: Muzio e Francesco. 

La gloria della famiglia Sforza, infatti, affonda le radici nel Tardo Medioevo, nella campagna ravennate, quando un giovane e fiero contadino incontrò le truppe di un esercito accampate nei terreni della sua famiglia. Quel ragazzo era Muzio Attendolo, colui che diventò il capostipite della famiglia che rese grande Milano. Muzio, fuggito da casa una sera del 1385, contadino divenuto soldato per caso, ma ben presto appassionato e abile condottiero, prese il soprannome di Sforza, che sostituì al cognome originario. Le sue gesta iniziarono ad essere narrate nelle corti italiane e la sua fama iniziò a precederlo. Bello, forte, scaltro, fiero e leale; un capitano di ventura diverso dagli altri del suo tempo, animato da principi e ideali che andavano oltre le leggi della guerra. Il condottiero più ambito e rispettato, conteso da tutte le corti perché invincibile, pervaso da “un’ambizione mai doma, mai sazia, un’inquietudine che lo lasciava sempre insoddisfatto di ciò che aveva conquistato, sempre proteso verso ciò che gli mancava, ciò che ancora non possedeva, verso una gloria, un potere, una ricchezza che non gli parevano mai abbastanza”. Fu proprio quest’ambizione smisurata che gli permise di gettare le basi della gloria della famiglia che formò. Audace, coraggioso, sfrontato, inconsapevolmente nato con la stoffa del grande guerriero, autorevole e concreto; un capitano giusto, che mise i suoi soldati persino davanti ai propri interessi. Egli conquistò ricchezze immense e titoli che passò al suo figlio prediletto: Francesco Sforza, colui che riuscì nell’intento di diventare Signore di uno stato, del ducato di Milano. 

Proprio lo scorrere del tempo e delle pagine, ci mostra però come, con il passare delle generazioni (se ne avvicendano tre nel romanzo) e la conquista sempre maggiore del prestigio, anche le personalità dei membri della dinastia muti. Da un Muzio concreto e valoroso, abituato a conquistare con la propria spada ciò cui anelava, si arriva, infatti, ad un Galeazzo Maria, figlio di Francesco, arrogante e perfido, convinto che tutto gli fosse dovuto. Il lettore compie, così, un cammino nella Storia, ma anche un percorso nell’animo umano, che lo conduce a comprendere come, oltre all’indole innata, anche il contesto nel quale si forma la personalità degli uomini influisca sulla formazione del carattere. 

La caratterizzazione dei personaggi è magistrale, così come la ricostruzione del contesto che permette al lettore di conoscere gli eventi storici che fanno da sfondo alle vicende della famiglia. I personaggi sono estremamente umani, mondati dalla polvere del tempo e restituiti nella loro identità di persone, oltre che di personaggi storici; donne e uomini che ci vengono mostrati ad un livello intimo e profondo, ognuno con i propri sentimenti, pensieri e desideri. In particolar modo, è affascinante la caratterizzazione del duca Filippo Maria Visconti, che riesce a suggerire in modo vivido la particolarissima personalità di cui era dotato. Emblematica e sicuramente molto evocativa è la battuta con la quale l’autrice lo fa rivolgere a Francesco Sforza: “Volevi il comando assoluto, vero, Sforza dei miei coglioni!”. La grande capacità della Russo è, infatti, quella di scavare nella vita e nell’animo dei personaggi che hanno fatto la Storia e di riportarli in vita con straordinaria abilità.

La narrazione è fluida e molto scorrevole, caratterizzata da un linguaggio semplice ed efficace; quasi un secolo di Storia viene raccontato con uno stile affascinante, denso di emozioni, che al lettore quasi pare narrato da un cantastorie. I dialoghi sono corposi, trascinanti e precisi nel ricreare l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi; trasportano il lettore all’interno del racconto, trasmettendo la sensazione di viverlo in prima persona.

Le scene descritte sono pulsanti, incredibilmente ricche di vita; sono così realistiche da apparire vive, raccontate in maniera talmente intima da abbattere ogni confine temporale tra il lettore e i personaggi. L’autrice ci racconta la Storia in modo così affascinante, mostrandoci le figure storiche ad un livello così profondo che risulta quasi impossibile che siano vivi sono sulla carta e non in carne ed ossa davanti a noi. Stupisce il grado di familiarità che si riesce ad instaurare tra il lettore e i protagonisti del romanzo, dovuto all’abilità dell’autrice nel mostrarli anche impegnati in attività semplici e quotidiane, come ad esempio la giovane Bianca Maria intenta a scegliere l’abito più bello con il quale mostrarsi al futuro marito, nonostante le rimostranze della madre Agnese, “quante ore passate a persuadere le sarte a stringere un pochino di più l’abito affinché aderisse meglio al corpo e approfondire ancora un filino la scollatura, cercando di tenere sua madre e le balie lontane dalla sala di prova”. 

Le descrizioni sono così ricche da ricreare un intero mondo nella mente del lettore. I molti dettagli suggeriscono, infatti, una minuziosa ricostruzione dell’ambientazione, che viene inserita nel racconto attraverso uno stile leggero, tale da non appesantire la narrazione. È pregevole anche la ricostruzione della Milano tardo medievale. 

Nel romanzo, inoltre, viene ben cristallizzata la condizione della donna nel Tardo Medioevo, trattata come essere inferiore all’uomo, sottomessa e priva di libertà e diritti, vittima di ingiustizie e pregiudizi. Donne cui solo l’erudizione e la cultura permettevano un cambiamento e una presa di coscienza del proprio valore. “Parliamoci con franchezza, ragazzo, da quando in qua un uomo, con il matrimonio, perde la sua libertà? Anche da sposato continua a fare esattamente quello che ha sempre fatto, concedersi tutte le donne che vuole, andare dove vuole, tornare quando vuole e se vuole. È la donna che perde la libertà, anzi no, anche questa è una sciocchezza. Non perde niente perché la libertà di una donna non esiste, è un privilegio che riguarda solo noi uomini.

Ed è tale panoramica che permette al lettore di constatare la straordinarietà di personaggi come Bianca Maria Visconti, moglie di Francesco Sforza, che, grazie alla cultura, riuscì a far valere le proprie idee e diritti; una donna determinata, tenace, coraggiosa, astuta e lungimirante. Infatti, l’autrice è riuscita nell’intento di mostrare la fierezza delle donne che si avvicendano nella storia, il carattere con il quale si sono battute; donne che ci appaiono straordinariamente moderne e vicine a noi. 

Inoltre, questo romanzo ci rammenta, una volta di più, come la Storia sia fatta dalla scelte degli uomini, dal loro volere, e di come tutto possa complicarsi in un batter di ciglia, anche quando sulla carta pareva semplice e netto.

I Venturieri. La travolgente ascesa degli Sforza” è un libro ricco di emozioni vibranti, che ci mostra quanto il passato possa insegnarci; un libro che appaga la sete di conoscenza e riempie la mente e il cuore di Storia e fascino. 

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