
Nel 1482, il trentenne Leonardo da Vinci, lasciò la splendida Firenze per approdare a Milano. Sulla città governava il suo coetaneo Ludovico Sforza, detto il Moro, ed era proprio da lui che era diretto, su incarico di Lorenzo de’ Medici. Il Magnifico, infatti, aveva inviato il grande genio fiorentino alla corte di Milano per omaggiare il duca con un dono, come era solito fare nella sua politica diplomatica con le signorie italiane, alle quali mandava i grandi artisti di Firenze, quali “ambasciatori” del predominio artistico e culturale della sua città.
Una volta arrivato, però, Leonardo decise che in quella città sarebbe rimasto molto più tempo di quello previsto dalla missione diplomatica, come dimostra la famosa lettera d’impiego, una sorta di curriculum vitae, da lui scritta in cui descrisse i suoi progetti e le sue capacità e che indirizzò proprio al Moro.
Così restò a Milano ed entrò a far parte della cerchia del duca, il quale nel 1494 gli commissionò la decorazione di una parete del refettorio della basilica di Santa Maria delle Grazie, sulla quale Leonardo dipinse una delle sue opere più famose, che terminò nel 1498: il Cenacolo.
Per ringraziarlo di tale opera, Ludovico Sforza donò al genio di Vinci una vigna, situata nel giardino della Casa degli Atellani, che si trovava proprio accanto alla chiesa che ospita il grande dipinto parietale (già, perché non è un affresco). Questo palazzo è uno dei tanti costruiti (ma l’unico arrivato fino ad oggi) durante il periodo di reggenza del Moro, quando egli concesse numerosi permessi di edificazione a cortigiani e collaboratori, desideroso di fare dell’asse viario dell’antico borgo di porta Vercellina un prestigioso contorno dell’appena edificata chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Il Moro aveva comprato il palazzo pochi anni prima donandolo ad una famiglia di suoi cortigiani, gli Atellani, e tale dimora divenne famosa per le grandi feste che vi si organizzavano, descritte anche in molte cronache dell’epoca, le quali riunivano le maggiori personalità della corte sforzesca, tra le quali proprio Leonardo e la bella Cecilia Gallerani, amante favorita del duca.

Leonardo da Vinci amò moltissimo questa vigna formata da sedici pertiche e lo dimostra il fatto che, quando nell’aprile del 1500 le truppe del re di Francia sconfissero e imprigionarono il Moro e anche lui lasciò Milano, prima di partire affittò la vigna al padre del suo allievo prediletto Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì. E Leonardo non smise mai di occuparsi della sua vigna: la riconquistò quando i Francesi gliela confiscarono e in punto di morte, nel 1519, la citò nel testamento, lasciandone una parte a un servitore e un’altra parte proprio al Salaì.
E viene così naturale immaginare Leonardo da Vinci, al tramonto di una giornata di lavoro, mentre lascia il cantiere del Cenacolo, attraversa il Borgo delle Grazie e Casa degli Atellani, e raggiunge la sua amata vigna, perdendosi nei suoi frenetici pensieri.
Ma cosa rimane oggi di questa vigna? Nel 2007, alcuni esperti di DNA della vite, mediante scavi manuali, hanno avviato le ricerche dei residui biologici vivi della vigna originale e il loro ritrovamento ha permesso i reimpianto della stessa vite di Leonardo, la Malvasia di Candia aromatica. Il progetto ha portato alla prima vendemmia di questa uva nel 2018, dalla quale è nata La Malvasia di Milano e, successivamente, il vino La dama di Milano (in foto). È pertanto possibile assaggiare lo stesso vino che beveva il grande maestro fiorentino, provando la sensazione di attraversare letteralmente la porta del tempo.
Inoltre, la Vigna di Leonardo e la Casa degli Atellani possono essere visitate e vi assicuro che passeggiare nel giardino che durante il Rinascimento ha ospitato personaggi illustri e nel quale Leonardo amava rifugiarsi è davvero un’emozione unica.
Riferimenti per le visite:
Vigna di Leonardo: https://www.vignadileonardo.com/it
Casa degli Atellani: http://www.casadegliatellani.it/
a cura di Deborah Fantinato
