Senza categoria

La Tigre di Forlì


Nel 1463 a Milano, veniva alla luce una bambina, figlia di Galeazzo Sforza e di Lucrezia Landriani, amante saggia e discreta del Duca: era Caterina Sforza, colei che passò alla storia come la Tigre di Forlì.
Francesca Riario Sforza ci racconta la vita leggendaria di questa donna incredibile nelle pagine della biografia romanzata “Io, Caterina”, edito da Tea Libri.
Bambina arguta dai lunghi capelli biondi, come quelli della madre che avevano stregato il duca di Milano Galeazzo Sforza, dal quale aveva ereditato tratti e temperamento, Caterina fu la nipote preferita della nonna Bianca Maria Visconti.
Bella, colta e temeraria, fu cresciuta dal padre e dalla moglie Bona di Savoia e, nonostante la sua condizione di figlia illegittima, all’età di dieci anni venne data in sposa al nipote di Papa Sisto IV, Girolamo Riario, a causa della volontà del papa di impossessarsi della città di Imola che era stata conquistata dal Duca di Milano, creando così un’intesa tra Roma e Milano; unione che fece di Caterina la donna più importante dello Stato Pontificio. Visse i primi anni del matrimonio a Roma, poi si trasferì nel 1480 a Forlì, sostituendo gli Ordelaffi che ne erano stati signori fin dall’anno mille.
Presto, però, Caterina intuì il lato codardo e pavido del marito, che si contrapponeva alla sua indole indomita e battagliera, tanto che, all’indomani della morte di Sisto IV, in una Roma in cui infuriava il saccheggio e il vilipendio della sacra figura del papa appena defunto, a soli vent’anni e incinta di sette mesi, prese possesso di Castel Sant’Angelo, attuando così un assedio per rivendicare i diritti della famiglia Riario sul suolo romano, tenendo in ostaggio lo Stato Pontificio, come il più abile dei condottieri.
Dopo la morte di Sisto IV, però, la famiglia Riario iniziò un lento declino che sfociò nella congiura degli  Orsi, nel quale venne assassinato Girolamo. “E’ sull’orlo del precipizio che lucidità e equilibrio devono essere al massimo”, le ripetevano da bambina alla corte degli Sforza e lei mise in atto questo insegnamento, dimostrando una caparbietà e una fierezza che resistettero anche alle lacrime dei figli minacciati dal nemico, meritandosi l’appellativo di Tigre.
Da quel momento, Caterina divenne Signora Reggente di Imola e Forlì. L’Italia intera parlò di lei; tenne in scacco papi e re, grazie ad un’arguzia e ad un’eloquenza che le permisero di governare da sola la Signoria. Temuta e rispettata, conosciuta in tutta Europa, fu una delle donne più considerate del suo tempo. Sorella del nuovo duca Gian Galeazzo, nipote di Ludovico il Moro e del cardinale Ascanio Sforza; amica di Lorenzo de’ Medici, Leonardo da Vinci e Girolamo Savonarola. Profonda conoscitrice della natura e dei benefici che può apportare, in cui trovava rimedi per ogni malanno. Visse una vita tra congiure, guerre e splendori, in un periodo, il Rinascimento, che ha saputo essere meraviglioso e spietato allo stesso tempo.
Seppe essere giusta e benevola con il suo popolo, ma anche vendicativa e spietata quando le toccarono i suoi affetti più cari; fu una moglie lungimirante prima e una reggente illuminata poi, votata alla politica della neutralità. Seguì con caparbietà il suo cuore fino a sposare, in seconde nozze, un uomo di rango inferiore, Giacomo Feo, andando contro la famiglia, il popolo e i suoi figli; per poi arrivare al terzo matrimonio d’amore con Giovanni de’ Medici, il Popolano.
Bella e colta, coraggiosa, indomita, battagliera, caparbia e implacabile, fiera, arguta e sagace: questo è il ritratto di Caterina che emerge dal racconto dell’autrice dal quale traspare, in ogni riga, la tempra tenace e guerriera, anche quando il destino mise sul suo cammino la temibile famiglia Borgia, che decretò la fine della sua reggenza.
Attraverso il racconto della vita di Caterina, l’autrice ci restituisce una descrizione minuziosa della situazione politica del Rinascimento, ripercorrendo eventi e personaggi, legami familiari e alleanze. Una biografia molto particolareggiata, ricca di dettagli preziosi per comprendere il contesto storico, sia dal punto di vista politico che sociale, che rendono l’opera un dettagliato affresco di un’epoca.
Grazie alla dettagliata ricostruzione dell’ambientazione e all’approfondita fedeltà alla realtà storica, questo romanzo risulta denso di fatti narrati con cura, la fedele cronaca di un tempo lontano.

I personaggi sono abilmente caratterizzati, tanto da mettere in luce le caratteristiche peculiari, ma anche le varie sfaccettature della personalità di ognuno. L’autrice ci permette di entrare in confidenza anche con personaggi di minor rilievo per la storia, come l’artista Botticelli. Inoltre, tra di essi, trova un posto di rilievo Leonardo da Vinci, istrionico, sornione, egocentrico, permaloso e suscettibile.
La narrazione è fluida e lineare, nonostante la mole di informazioni racchiusa in questo racconto che denota l’encomiabile lavoro di studio e analisi delle fonti originali.
L’accurata descrizione delle scene infonde al lettore la sensazione di trovarsi all’interno delle stesse, invisibile come un fantasma, ad osservare gli eventi in prima persona, raggiungendo un grado di suggestione davvero notevole. Colori, odori, suoni, vedute si susseguono in una narrazione avvincente che coinvolge ogni senso e trasporta il lettore all’interno della vita di questa donna straordinaria. Inoltre, di grande interesse appaiono i dialoghi quanto mai vividi e credibili, che donano alle scene una verosimiglianza tale da risultare quasi incredibile.
“Io, Caterina” è una porta quanto mai spalancata su un periodo straordinario; una lettura impegnativa, ma oltremodo appagante per chi ama lasciarsi trasportare indietro nel tempo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.