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L’uomo che salvò la bellezza

“E allora nella nostra città ci saranno lunghe file di turisti con i sandali, i calzoni corti e le camicie con i colori vivaci che entreranno agli Uffizi, negli altri musei, nelle chiese, ascolteranno distratti le spiegazioni affrettate di qualche guida, si faranno tutte le foto possibili semplicemente per dimostrare di esserci stati e nessuno saprà che ogni quadro, ogni statua, ogni oggetto è intriso del sangue, della paura e del coraggio delle nostre vite”.

Quando si pensa alle guerre mondiali, il pensiero vola alla vittime, alle città distrutte, alla popolazione sofferente; non ci si chiede mai come abbiano superato quei periodi le magnifiche opere d’arte che si possono ammirare nei nostri musei, il grande orgoglio del nostro Paese.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il regime di Hitler programmò una grande razzia delle opere d’arte europee. Con la scusa di volerle salvare dalla guerra, i nazisti prelevarono statue, dipinti e li portarono in Germania. 
Nella loro mire, c’erano tutte le opere del Rinascimento italiano, tra le quali spiccava l’inestimabile patrimonio dei musei fiorentini.
Molte delle opere rubate dai tedeschi non sono più tornate nella loro patria.
Fortunatamente, però, la meraviglia conservata a Firenze riuscì a non lasciare mai l’Italia.
Ciò avvenne grazie ad un uomo e al suo gruppo di coraggiosi aiutanti. Era Rodolfo Siviero, un critico d’arte, che durante la guerra lavorò come spia per salvare il grande patrimonio artistico della sua città.
Francesco Pinto, nel romanzo “L’uomo che salvò la bellezza”, edito da Harper Collins, racconta la storia di questo personaggio fondamentale della nostro passato recente, ma poco conosciuto.


Un romanzo interessante e molto avvincente che rivela il coraggio e la determinazione di un uomo che ogni italiano dovrebbe conoscere e ringraziare per il duro lavoro che ha svolto in tempi estremamente difficili. Senza di lui, il grande Rinascimento sarebbe stato perduto per sempre.
Al contempo, l’autore ci restituisce uno spaccato di vita in città durante la guerra, quando fascisti e nazisti si contendevano il territorio e i lupi solitari erano più violenti e pericolosi delle organizzazioni; in un momento in cui il clima di terrore era esasperato dalla consapevolezza dei dittatori di essere sul punto idi perdere la guerra.
In questo quadro generale, si inseriscono i pericoli e le avversità che corse, in ogni singolo istante, Rodolfo Siviero per restituire a Firenze la sua bellezza. 

Un libro che ogni italiano dovrebbe leggere per imparare ad apprezzare appieno le inestimabili opere d’arte che ci ha regalato il nostro passato e che, con sangue e paura, alcuni uomini valorosi hanno salvato, affinché ognuno di noi potesse ammirarle.

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