Romanzo storico

LA VOCE DEL REICH

La voce narrante di “Max” di Sarah Cohen Scali, romanzo di formazione, è un quella di un feto, di un neonato e di un bambino; tre stadi della vita di un essere umano concepito nel corso del programma di eugenetica di produzione di ariani, nella Germania nazista della Seconda Guerra Mondiale.

Attraverso le parole di Max, l’autrice racconta il folle disegno del Fuhrer di creare un esercito di razza superiore, prima mediante la scelta metodica e rigorosa delle “produttrici”, ossia delle donne che avrebbero dovuto regalare i propri figli a Hitler, figli concepiti grazie all’accoppiamento con agenti delle SS, e, una volta cresciuti, con un addestramento psicologico che inculcava nei bambini tutta la convinzione delle teorie nazionalsocialiste.

Emerge, così, un bambino crudele, apatico, anaffettivo, cresciuto come una macchina nei freddi laboratori tedeschi, votato completamente alla missione del Reich. Non ha altra madre che la Patria, né altro padre che il Fuhrer. Eppure, un incontro smuove dentro di lui degli istinti primordiali che lo inducono a mettere in discussione tutti gli ideali e le ideologie ai quali ha destinato la propria giovane vita.  Una vita che ripercorre le tappe che portano dall’ascesa alla caduta del Reich e che fanno evolvere il piccolo Max, fino all’epilogo.

“Max” è un romanzo inquietante che rende molto nitidamente la follia e l’orrore delle iniziative del nazismo. Il racconto del protagonista, infatti, testimonia la tremenda ideologia nazista della superiorità della razza ariana, rendendo al lettore la percezione di come tali credenze fossero radicate nel profondo del popolo tedesco, tanto da apparire perfettamente normali.

Sarah Cohen Scali ha dato, così, al lettore uno strumento diverso per capire i fatti della Seconda Guerra Mondiale: la possibilità di calarsi nella mente di chi è nato e cresciuto nel Terzo Reich; un punto di vista insolito che conduce il lettore a porsi molte domande.  

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