Interviste

Due chiacchiere con gli autori: MATTEO STRUKUL

DUE CHIACCHIERE CON GLI AUTORI: MATTEO STRUKUL

Il 7 ottobre è arrivato in libreria un nuovo, straordinario e attesissimo romanzo storico, “Le sette dinastie”, edito da Newton Compton Editori e magistralmente scritto da uno degli autori più apprezzati del nostro Paese: MATTEO STRUKUL.

Scrittore, fondatore e curatore del movimento letterario Sugarpulp, direttore artistico di Chronicae, il primo festival italiano dedicato al romanzo storico, Matteo Strukul è l’autore, tra gli altri, della celeberrima tetralogia de “I Medici”, tradotta in dodici lingue e in più di venticinque paesi, il cui primo capitolo, “I Medici – Una dinastia al potere”, gli è valso il Premio Bancarella nel 2017, oltre all’enorme successo di pubblico e critica. Nel 2018 ha pubblicato “Giacomo Casanova – La ballata dei cuori infranti” e “Inquisizione Michelangelo”. Un autore che riesce a dare vita alla Storia per trasportare il lettore in un’altra dimensione; ha l’eccezionale capacità di affrescare le scene come il più valente dei pittori, rendendo immagini nitide di un passato lontano..

  • “Le sette dinastie” è la prima parte di un’opera colossale, che ripercorre le lotte per il potere nell’Italia rinascimentale, in una nuova emozionante saga. Come nasce l’idea di raccontare la realtà politica di quel periodo?

Dopo la tetralogia dedicata a “I Medici” e “Inquisizione Michelangelo” volevo affrontare il Rinascimento in modo plurale, raccontando le storie di tutte le altre grandi dinastie: penso ai Visconti, agli Sforza, ai Condulmer, ai Colonna, ai Borgia. “Le sette dinastie” risponde a questa volontà e sfida. È un’opera complessa, epica per molti aspetti, un’opera che Barbara Baraldi, bontà sua, ha paragonato al “Trono di Spade”. E ha ragione lei perché mi rendo conto, ora, che le lotte fra dinastie, gli intrighi, i tradimenti, le passioni sono elementi che caratterizzano l’opera di Martin. Del resto il grande autore americano non ha mai fatto mistero di ispirarsi alle pagine storiche de La Guerra delle Due Rose. La Storia, anzitutto. Quella con la esse maiuscola. Ebbene, volevo affrontare il Rinascimento nel modo più completo possibile, narrando la spinta innovativa nel mondo dell’arte, non a caso uno dei protagonisti del mio romanzo è Paolo Uccello, lo strepitoso pittore de “La battaglia di San Romano”, ma avendo cura di raccontare anche tutto il quotidiano, nero e terribile, dei capitani di ventura, delle concubine, delle cospirazioni, delle esecuzioni pubbliche.

  • Quale tipo di preparazione richiede un romanzo di questo tipo?

Una preparazione che dura una vita. Non ci si improvvisa autori di romanzi storici. La Storia va studiata, compresa, approfondita. Ma non basta. Altrimenti si scriverebbe un saggio. Invece, come un restauratore, il romanziere deve riportare alla luce i fregi, i decori, gli affreschi su cui si è depositata la polvere e la sabbia del tempo. E come lo sciamano, deve poi evocare i fantasmi, gli spiriti di quei personaggi realmente esistiti e dei tempi che furono. Dopo esservi riuscito, scaraventerà lettrici e lettori in questo mondo che è stato in grado di rievocare, per farli stare al fianco di Filippo Maria Visconti, di Caterina Sforza, di Alfonso d’Aragona. 

  • Leggendo le vicende narrate ne “Le sette dinastie” viene istintivo fare un paragone con la situazione dell’Italia oggi.  Cosa possiamo imparare da questo confronto?

Che l’Italia è un Paese dalle molte culture. Venezia fu regina del Mediterraneo, aveva un intero quartiere a Costantinopoli e una formidabile tradizione marinara. Seppe esprimere per mille anni un’oligarchia illuminata che chiamò Repubblica. Napoli fu dominata dagli Aragonesi e da quelle culture venne fortemente influenzata, sono i castelli stessi a parlarcene. Firenze fu il centro di una rinascita che si manifestò attraverso l’arte rinascimentale e Milano dovette guardarsi sempre, suo malgrado, dalla Francia ma trovò in uomini pragmatici e ardimentosi come Filippo Maria Visconti e Francesco Sforza la propria guida. E poi c’è Roma. Oggi non è quasi cambiato nulla. La grande cultura partenopea, e quella veneta, altrettanto straordinaria, convivono sotto il medesimo cielo e sono il motivo principale per cui l’Italia è il Paese più amato nel mondo perché la meraviglia sta nella varietà e nelle differenze. Dobbiamo solo capire che queste diversità vanno coordinate, comprese e composte in una grande sintesi culturale, capace di salvaguardare le specificità così da farle scintillare ancor di più agli occhi dei cittadini del mondo.

  • Molte delle tue opere, come la tetralogia de “I Medici”, “Inquisizione Michelangelo” e ora “Le sette dinastie”, raccontano del Rinascimento. Da cosa deriva l’interesse per questo periodo storico?

È il periodo di massimo splendore dell’Italia. L’età dell’oro. Quando la nostra penisola propose una rivoluzione culturale che la fece diventare centro del mondo. Sono stanco di leggere storie di mafia e camorra. Le rispetto, sono importanti, ma dovremmo anche comprendere l’essenziale valore della nostra grande eredità culturale che siamo chiamati a conoscere e valorizzare. Io sono felice di essere italiano e quando vengo invitato in molti Paesi nel mondo a parlare dell’Italia e del Rinascimento, tutti manifestano stupore, meraviglia e venerazione per la nostra nazione. Credo sia importante essere ambasciatori anche di quest’Italia. Questo è dunque il mio impegno, la mia missione come autore di romanzi storici.

  • Sappiamo che sei laureato in giurisprudenza e sei un ricercatore di diritto europeo. Con una preparazione di questo genere, come è nata la decisione di raccontare, invece, di Storia?

Amo la Storia da quando ero un bimbo. Da quando lessi a sei anni l’Iliade. Il mio primo testo. E poi Shakespeare e Giulio Cesare, Senofonte e Schiller, Manzoni e Marlowe. Amo la Storia e la grande Letteratura. Il passato esercita su di me un fascino straordinario. Testi come quelli di Hobsbawm e Burckardt rappresentano una gioia assoluta per me. Credo che sia solo attraverso la lente della Storia che possiamo davvero comprendere il presente.

  • A tuo avviso, qual è la considerazione dei lettori italiani nei confronti del romanzo storico?

Credo sia ottima. “M, il figlio del secolo” di Antonio Scurati ha vinto il Premio Strega 2019. “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino ha vinto il Premio Campiello 2018. Il mio “I Medici, una dinastia al potere” ha vinto il Premio Bancarella 2017. Sono tre romanzi storici. Stefania Auci con “I leoni di Sicilia”, dedicato alla dinastia dei Florio, sta dominando le classifiche di vendita da mesi. Mi pare che il romanzo storico goda di ottima salute presso le lettrici e i lettori italiani. Io non posso che ringraziarli per la fiducia che accordano alle mie opere.

Un ringraziamento speciale a Matteo Strukul che riesce sempre a farmi volare sulle ali del tempo.

A cura di Deborah Fantinato

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