
Essere autrice di un blog mi dà la grandissima opportunità di intervistare molti scrittori. Dopo aver letto “La stanza segreta del Papa” è sorto spontaneo il desiderio di fare alcune domande all’autore di questo grande thriller storico: FABIO DELIZZOS.
I suoi romanzi, tra i quali “Il cacciatore di libri proibiti”, “La cattedrale dei vangeli perduti”, “Il collezionista di quadri perduti”, hanno avuto grande successo e sono stati tradotti in molte lingue. Sono appassionanti. Incantano il lettore.
• Come nasce la scelta di scrivere romanzi storici?
Chissà. Quando ho letto Il nome della Rosa e guardato il film di Jean Jacques Annaud sette volte di fila? Oppure quando ho letto Q di Luther Blissett? O quando ho visto Barry Lyndon, o La guerra del Fuoco, o Tutte le mattine del mondo? In parte, la scelta è scaturita dall’aver capito che uno scrittore deve parlare di ciò che conosce bene. E io ho studiato Filosofia e Storia all’università e sono rimasto sempre un grande appassionato di queste discipline. Ho anche studiato il repertorio per chitarra barocca e fatto concerti di musica antica. Ma quando ho scritto il mio primo libro, non ero ancora deciso. Infatti, il mio primo romanzo, che si intitola La setta degli alchimisti, è per metà ambientato nel 1699 e per metà ai giorni nostri. La scelta definitiva l’ho lasciata ai lettori e alla casa editrice. Dopo la pubblicazione tutti mi dissero che avevo dato il meglio nella parte storica, e così…
• Tutti i tuoi romanzi hanno avuto grande successo. Quale tra questi ha richiesto maggiore impegno nella realizzazione?
I primi due, a causa dell’inesperienza e anche del fatto che a quel tempo lavoravo almeno otto ore al giorno nel reparto creativo di una grande agenzia di pubblicità internazionale. Fu un continuo riscrivere e smontare e rimontare e riscrivere. Oggi, con lo stesso impegno e con la stessa quantità di tempo che mi richiesero La setta degli alchimisti o La cattedrale dell’Anticristo, scriverei un’intera trilogia.
• Quali sono, a tuo avviso, gli elementi fondamentali per un thriller storico di successo?
Amo il thriller storico, perché unisce gli ingredienti di un genere “popolare”, il thriller, a quelli di un genere più “colto”, il romanzo storico. Lo spasso e la cultura alta sono e devono essere fusi insieme, insomma. Quindi un thriller storico deve creare suspense, avere colpi di scena, ma allo stesso tempo deve essere basato su una seria ricerca storica. E credo anche che un buon thriller storico debba parlare del presente, e solo in apparenza del passato.
• “La stanza segreta del Papa” è un libro molto affascinante con un protagonista forte e carismatico, il quale annovera, tra le sue doti, una grande padronanza dei veleni. Quale preparazione ha richiesto la conoscenza di questa materia?
Ho letto tanti libri sull’argomento, ho visitato musei e antiche spezierie, ho fatto domande a esperti. Qualunque mezzo è buono quando ci si documenta per scrivere un romanzo. Ma del veleno non c’è da conoscere solo l’aspetto farmaceutico-erboristico, diciamo così. Il veleno è importantissimo per uno storico. Non si può capire la storia, specialmente quella italiana, se non si ha qualche nozione sui veleni. I delitti perpetrati con quest’arma hanno dettato il corso degli eventi, tanto quanto le guerre e i trattati.
• Questo libro colpisce, inoltre, per la particolarità del tema al centro della trama: la castrazione dei bambini per farne cantanti. Cosa ti ha portato a scegliere proprio questo argomento?
Mi piace molto la musica antica suonata su strumenti originali, come ho detto. Copie fedeli di questi strumenti sono oggi costruite da liutai molto bravi e suonano magnificamente, restituendo il sapore e le sonorità di secoli addietro. Questo, però, non può accadere con la voce dei castrati. Il repertorio di canto per castrati non è riproducibile filologicamente, perché lo strumento originale non si può replicare. Bisognerebbe, infatti, evirare migliaia di bambini prima degli otto anni, far loro studiare canto con una disciplina impensabile al tempo d’oggi, e sperare che ce ne sia uno dotato del talento e delle doti naturali necessarie a raggiungere il livello di bravura di un castrato del Seicento o del Settecento. Impossibile. Per cui ci si deve accontentare di immaginare. In aggiunta a questo, l’argomento era originale per un thriller e ancora molto attuale. Penso ai tanti soprusi che ancora oggi subiscono i bambini. E penso anche alle donne, ai diritti che per troppo tempo non hanno avuto: infatti i castrati sono esistiti perché alle donne non era permesso salire sui palcoscenici. La storia è bella anche perché, a volte, è davvero brutta.
