
Un’imbarcazione avanza lentamente sulle acque della Senna, nell’oscurità di una fredda e silenziosa notte del 1266. Così inizia l’avventura nel medioevo ne “La fortezza degli inquisitori” di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro, edito da Newton Compton Editori.
Francesco d’Assisi è scomparso; sugli uomini incombe la minaccia di una profezia circa l’avvento dell’Anticristo. Solo il ritrovamento di una preziosa reliquia può salvare il mondo, ma a questa missione si oppone un antico ordine religioso, l’ordine oscuro, i cui adepti si nascondono in ogni dove.
Un frate dal passato di spada, una ragazza cresciuta alla corte di un principe ed un cavaliere dal viso celato da una maschera d’oro sono i protagonisti di questa corsa tra i monasteri dell’Italia medievale, da Altopascio a Montsegur.
Il personaggio più affascinante è quello del frate Bonaventura, più simile all’impavido cavaliere che al pacifico frate francescano. Abile guerriero, scaltro conoscitore dell’alchimia, egli riesce, attraverso la conoscenza ed il sapere, ad attribuire il giusto valore agli eventi. Nonostante la fede in Dio, è un uomo di scienza, che usa la ragione per spiegare accadimenti che la cieca Inquisizione riconduce al demonio. Un frate atipico, sempre presente al momento giusto, in grado di trovare la soluzione migliore ad ogni situazione.
Rivelazioni e colpi di scena si alternano in questo romanzo dal ritmo frenetico, che ha il sapore di un gran film d’avventura. Un racconto convulso ed avvincente, fatto di duelli e stratagemmi per la sopravvivenza.
Una lotta contro il tempo e contro abili ed occulti nemici, in cui l’inganno è sempre in agguato. Solo l’astuzia di Bonaventura potrà condurre la compagnia a destinazione: la fortezza di Montsegur, l’inespugnabile roccaforte dei Catari.
Un libro intriso di medioevo, dai luoghi alle credenze, dalle battaglie ai monasteri; un romanzo ben congeniato, ma dal finale debole che prelude ad un seguito.
La corsa non è terminata…
